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Un sommelier…astemio? L’innovativo progetto dell’AIS Bari che rende il mondo del vino più inclusivo

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a cura di Maria Luigia Vurro

Può sembrare l’ossimoro degli ossimori e invece è una bellissima realtà. Com’è possibile, vi chiederete, che un sommelier, per antonomasia abituato a degustare tanti tipi di vini, possa dirsi astemio?
E invece il progetto ha dello straordinario, oltre che essere insolito, e il merito è di chi ha creduto dall’inizio e continua a sostenere che il vino debba essere innanzitutto condivisione e inclusione.
A parlarcene è Raffaele Massa: una lunga e prestigiosa storia all’interno dell’Associazione Italiana Sommelier di Bari, socio dal 2000, Degustatore Ufficiale dal 2003, direttore di corso e docente dei corsi annuali dell’Associazione e Delegato Provinciale di Bari dal 2006 (ruolo in cui è stato riconfermato qualche settimana fa). Tra un ruolo di responsabilità e un altro, Raffaele ha ottenuto grandi vittorie per l’AIS e grandi riconoscimenti per sé. Ma il progetto che lo rende più orgoglioso (e a ragione, visti i risultati del suo lavoro e di quello del suo team) è quello de “Il Sommelier Astemio”, nato per offrire un’occasione ai ragazzi affetti da patologie fisiche e psicofisiche di conoscere il vino, raccontarlo e diventare sommelier pur non potendo consumare bevande alcoliche. Negli ultimi due mesi, due nuove classi di Sommelier Astemi si sono diplomate a Margherita di Savoia (BT) e a Rutigliano (BA), alimentando un grande interesse per questo progetto che presto potrebbe travalicare i confini regionali e diffondersi all’AIS nazionale.

Da dove nasce questo progetto e quando?
Il Sommelier Astemio è partito nel 2017 da mio figlio Andrea e dal consiglio di un medico. Mio figlio ha una disabilità intellettiva e, come ogni padre, mi preoccupo del suo futuro, soprattutto quando io non ci sarò più. Il suo medico mi disse che Andrea aveva bisogno di stimoli e mi consigliò di trovare un’attività per lui, e così pensai di rivolgermi ad una cooperativa sociale in provincia di Bari che aveva già un ristorante e un birrificio in cui dava lavoro a ragazzi con varie forme di disabilità intellettive. Il primo corso di Sommelier Astemio è nato così, nel 2018. Ma ho subito pensato che non bastasse, così ho reclutato un team di collaboratori all’interno dell’Associazione Italiana Sommelier e insieme abbiamo dato vita al progetto nella sua forma attuale. Ora collaboriamo con gli istituti alberghieri pugliesi, come nel caso dell’ultimo corso a Margherita di Savoia, e con le varie realtà territoriali che ci sostengono nella realizzazione dei corsi.

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Com’è strutturato il corso in confronto ad un normale corso per sommelier?
Il corso è su un unico livello e si articola in 14 lezioni, i cui argomenti variano dall’enologia alla viticoltura, dal servizio al tavolo alle caratteristiche visive e olfattive del vino. Nel 2021 abbiamo presentato anche un libro di testo per il corso, Io Valgo – Imparo a raccontare il vino, che spiega con brevi testi e molte immagini tutti i concetti di cui ha bisogno un sommelier per raccontare il vino, tralasciando ovviamente la parte della degustazione vera e propria. Lavoriamo con ragazzi che spesso hanno difficoltà a fissare concetti complessi, quindi ci siamo mossi su più livelli. In ogni lezione abbiamo tenuto un piccolo laboratorio sensoriale in cui i ragazzi hanno imparato a conoscere e letteralmente a toccare con mano i profumi e i sapori di erbe, spezie e frutti che arricchiscono i bouquet dei vini. Li abbiamo portati in cantina all’inizio del corso per fargli vedere da vicino e in tempo reale il processo di produzione del vino. Anche il linguaggio scritto e visivo che usiamo nel libro di testo per descrivere, ad esempio, gli abbinamenti, è molto intuitivo: lì abbiamo usato espressioni come “strizzare l’occhio”, “andare a braccetto” o addirittura “sposarsi” per descrivere come si coniugano cibo e vino, accostandole alle immagini per fissare meglio i concetti.

C’è stato un argomento che avete trovato in qualche modo “difficile” da spiegare ai ragazzi?
Un argomento “difficile” in generale no, ma ci siamo dovuti confrontare col fatto che i ragazzi, a causa delle loro varie disabilità, vanno a velocità diverse. Alcuni ci mettono più tempo ad imparare i concetti, altri sono molto più rapidi. Nel corso a Rutigliano c’era un ragazzo in particolare che ad ogni lezione ci riempiva di domande, voleva approfondire sempre di più ogni argomento, ed eravamo consapevoli del fatto che rispondere ad ogni sua domanda avrebbe mandato in confusione gli altri ragazzi. Quindi a volte siamo stati noi ad affrontare delle piccole difficoltà nella didattica! Ma per il resto alla fine, con grande impegno, abbiamo superato anche quelle.

 

Come sono riusciti ad inserirsi professionalmente i precedenti Sommelier Astemi?
Finora abbastanza bene. Mio figlio Andrea ha lavorato con varie realtà del territorio, compreso l’Hi Hotel di Bari, e so di altri corsisti che saltuariamente lavorano nell’ambito della ristorazione. Ma data la natura dei loro problemi fisici e psicofisici, tocca a noi genitori stimolarli e condurli verso un impegno e un aggiornamento in questo ambito costanti nel tempo e, quando questo non accade, il rischio è di perdere tutte le nozioni che si sono acquisite. In Puglia le realtà che si rendono disponibili per dare opportunità di lavoro a questi ragazzi in ambito enogastronomico stanno diventando sempre di più. Ultimamente la delegazione di Bari è entrata in contatto con la cooperativa sociale Promozione Sociale e Solidarietà di Trani, che ha aperto qualche mese fa la Locanda del Giullare, un ristorante dove ragazzi con disabilità intellettive lavorano e contemporaneamente intrattengono gli avventori con spettacoli di improvvisazione teatrale. È proprio lì che l’8 luglio consegneremo i diplomi ai dieci Sommelier Astemi del corso di Rutigliano, perché vogliamo mostrare ai genitori e ai ragazzi che tutto è possibile, anche se ci sono delle oggettive difficoltà.

Come immaginate il futuro del progetto?
Siamo ambiziosi e sappiamo di poterlo essere. Tre anni fa abbiamo cominciato una trattativa con il Comune di Bari per acquisire una sua proprietà, una masseria con svariati ettari di terreno agricolo attorno. Il nostro progetto, che è già pronto, prevede di costituire un centro didattico che ruota tutto attorno al Sommelier Astemio, con orti sensoriali, aule per la didattica, un piccolo vigneto e, perché no, anche una foresteria per ospitare ragazzi e accompagnatori provenienti da altre regioni. Vogliamo anche che sia un centro di formazione per i delegati e i docenti AIS del resto d’Italia, dal momento che c’è parecchio interesse nei confronti di questo progetto a livello nazionale. L’unico vero ostacolo all’inizio della realizzazione di questa grande ambizione è la burocrazia, ma tutto si supera con la perseveranza e mostrando i risultati che i corsi hanno avuto negli ultimi anni.

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