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Nicolas Medicamento, dall’Italia al Savoy di Londra

Nicolas Medicamento food lifestyle

a cura di Francesco Blandamura

Una passione per l’hospitality che ha radici lontane, da quando, come pizzaiolo, lavorava nel ristorante di famiglia al fianco del padre, da cui ha appreso “tutti i trucchi del mestiere”.
Primo fra tutti, una predisposizione al cliente e un’affabilità naturale, che lo hanno presto portato a lavorare in sala.
Nicolas Medicamento, 27 anni, ora fa parte del team dei bartender del Savoy, ad oggi uno dei locali più belli ed importanti al mondo.
Quello per il vino e per gli spirits è un vero e proprio amore, coltivato con la dedizione di un lavoratore accanito e con la creatività e l’innovazione di un giovane della sua età.
Nicolas Medicamento racconta la sua storia a Food Lifestyle.

Come sei arrivato al Savoy di Londra?
Nel settembre 2017, ho partecipato al congresso “Bar hub” a Bari. Ho seguito in quella circostanza un seminario di Martin Hudák, senior bartender dell’American bar, con il quale parlai della possibilità di spostarmi all’estero. Ci fu uno scambio di mail e gli girai il mio curriculum, pensando comunque che non avrei mai ricevuto quella chiamata.
A fine settembre, invece, con mia grande sorpresa arrivò la mail dall’assistant bar manager e, dopo due colloqui su Skype e quattro sul posto, iniziai la mia esperienza al Savoy, nell’ottobre del 2017. È stato tutto così veloce che non ho avuto modo di realizzare che stavo entrando in uno dei posti più ricercati al mondo“.

Quanto è importante la formazione in questo settore?
È fondamentale. Ma per formazione io intendo tutto quello che ti circonda. Personalmente adoro i libri, ne ho sempre uno con me ovunque vada. Seguo siti, magazine e cerco eventi del settore.
È verissimo che nel nostro ambiente più studi, ti aggiorni e sei presente, più hai possibilità di fare conoscenze, confrontarti e avere occasioni nuove. Se non fossi stato al congresso non avrei mai conosciuto Martin e non avrei mai avuto questa possibilità“.

Cosa vorresti per il tuo lavoro?
Mi piacerebbe che un mio cocktail diventasse famoso: significherebbe aver svolto un buon lavoro e questo sarebbe molto gratificante. Penso sia importante prima la soddisfazione del consumatore e poi i successi, io sono contentissimo quando i clienti tornano e si ricordano del mio nome e il perché.
L’emozione che puoi far vivere rimane dentro, al contrario del gusto che col tempo svanisce.
Condivido volentieri il drink che ho creato di recente per una gara, con il quale ho raggiunto un buon risultato:
Grape divine
40 ml liquore ai fiori di sambuco St. Germain
10 ml Mastiha
30 ml succo di uva (sodato) con sale affumicato
3 gocce di bitter fava tonka
15 ml di Champagne brut.
Un twist sullo spritz. A bassa gradazione alcolica“.

Da dove trai ispirazione per la creazione di nuovi abbinamenti?
Qualsiasi cosa è fonte d’ispirazione, dalla semplice passeggiata nel parco, il gusto di un gelato che scopri, le persone che incontri, un avvenimento che ti segna.
Quando meno me l’aspetto si accende la lampadina e inizio a prendere appunti, a studiare su carta e a cercare le varie connessioni. Dopo passo alla pratica“.

Come si è evoluto il settore negli ultimi anni?
Le tecniche di preparazione di base sono cambiate, la tecnologia aiuta a sperimentare cose che prima erano solo un pensiero. Aiuta molto anche lo scambio di informazioni.
Con internet è più facile fare nuove scoperte, molti bartender sperimentano a casa.
In questa maniera, l’operatore del settore è più conscio dei prodotti che usa.
Il cliente è leggermente cambiato, loro stessi cercano novità, consigli.
È stimolante lavorare in un ambiente dove devi dare il massimo per il tuo ospite, cosi da regalargli un’esperienza unica.
Ci sono in vista nuove aperture interessanti, posti aperti da poco che stanno andando benissimo, e sapere che ci sono tanti colleghi con la stessa passione per questo lavoro è veramente straordinario“.

C’è un bartender a cui ti ispiri? Perchè?
A dire il vero, no. Mi piace seguire più bartenders, più ideali, più punti di vista. In questa maniera ho la possibilità di avere una visione più ampia del mio lavoro. Oltre al ruolo di bartender, sono molto affascinato dalla parte manageriale.
Nutro profonda stima nei confronti del nostro attuale Bar Director: è un grande esempio da seguire. Insieme a lui, poi, ci sono altre figure professionali dal quale prendo spunto per migliorare sempre più“.

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