Home Tendenze Il Sake italiano? Oggi esiste ed è “Nero”

Il Sake italiano? Oggi esiste ed è “Nero”

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Presentato nelle scorse settimane durante la Torino Cocktail Week, arriva in questi giorni anche sugli scaffali delle più importanti enoteche d’Italia con le prime 10 mila bottiglie: è Nero, il sake italiano, presto protagonista anche di uno degli eventi del settore più importanti al mondo, il Bar Convent di Berlino del 7 ottobre prossimo.

Non si tratta di una imitazione del prestigioso prodotto giapponese, quanto piuttosto un omaggio a tutta la cultura nipponica, molto apprezzato anche dagli stessi giapponesi. Si chiama Nero ed è realizzato con riso nero integrale vercellese di qualità Penelope.

A promuovere il progetto è l’azienda vercellese gliAironi, da oltre 100 anni nella produzione e lavorazione del riso. Proseguendo la tradizione di famiglia, Michele Perinotti, insieme con Gabriele Conte, hanno iniziato a sperimentare, fino a realizzare questo sake, della società In Fermento.

Un mercato fervente, quello del sake in Italia, prima in Europa nelle importazioni, che ha portato al successo di questo prodotto che unisce la tradizione della produzione del riso a Vercelli con quella piemontese nella produzione del Vermouth.
L’incontro con l’imprenditore ed esperto di miscelazione Davide Pinto, produttore di un vermouth e proprietario del bar torinese Affini, e poi l’affinazione della ricetta presso Evho, la scuola di barman di Torino, hanno portato alla nascita di Nero che, per la fermentazione del riso, utilizza i lieviti locali della birra.

Il sake Nero, dopo una fermentazione di circa 40 giorni, ha 12 gradi. Poi viene fortificato per portarlo a 17° e aromatizzato con una trentina di botaniche proprio come un vermouth.
Il suo colore è scuro e non trasparente e presenta tipici sentori della fermentazione birraia (note di banana e di frutta matura) cui si legano anche le note speziate che ricordano il vermouth: l’artemisia, l’achillea e le spezie.

Una nota umami finale deriva dall’aggiunta di sciroppo di riso e, a differenza del sake, può essere consumato freddo o a temperatura ambiente un fine pasto o un aperitivo.

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