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Di questi giorni è la polemica accesa dal Presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti a seguito della presentazione all’Assemblea generale dell’Onu di una risoluzione che spingerebbe gli Stati Membri all’adozione di politiche fiscali e di regolazione che dissuadano dal consumo di cibi insalubri.
Secondo Giansanti, le nuove iniziative dell’ONU si baserebbero su considerazioni infondate sotto il profilo scientifico e sarebbero inopportune sul piano del metodo. L’introduzione di indicatori di nocività sui prodotti destinati all’alimentazione, sulla base del contenuto di grassi, zuccheri e sale, porterebbe infatti ad una situazione iperbolica, quanto errata, dal momento che è stato riconosciuto che sono i regimi alimentari ad essere sani o insalubri, nocivi o meno e non certo i singoli prodotti.
La dieta mediterranea è tra le più salubri al mondo e la conferma arriva dagli studi scientifici e medici, oltre a rappresentare un patrimonio culturale inestimabile. Motivo per cui dovrebbe essere valorizzata anche a livello di organizzazioni internazionali ed essere presa come esempio.
Come accade ad esempio in Svezia dove, allo scorso Congresso Europeo dell’Obesità, sono stati presentati i risultati di uno studio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Lo studio dal 2008 ha osservato peso, altezza e altri dati antropometrici, insieme alle caratteristiche dell’alimentazione di una casistica di bambini e adolescenti, in 40 diversi Paesi.
I risultati sono stati eclatanti, dimostrando come la Svezia abbia preso a modello la dieta mediterranea nel proprio stile di vita, soprattutto per quanto riguarda i bambini, e con un miglioramento generale dello stato di salute.
Non sarà certo un caso se il 16 Novembre 2010, l’UNESCO ha iscritto la dieta mediterranea nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità, definendola “un insieme di competenze, conoscenze, riti, simboli e tradizioni, che vanno dal paesaggio alla tavola”.

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