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Dai grani antichi alla canapa: l’intraprendenza green dello storico Molino Crisafulli

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Chicchi di grano si inseguono vertiginosamente in un complesso gioco di ingranaggi, mentre un profumo caldo di farina investe chi si addentra in questo posto che sa di storia. Una storia che risale ai primi del ‘900, quando nel quartiere san Francesco di Paola a Caltagirone nasce il Molino Crisafulli divenendo in poco tempo punto di riferimento in tutto il territorio calatino.
I macchinari che si trovano all’interno della struttura sono ancora perfettamente funzionanti, nonostante si tratti di tecnologia del dopoguerra: un vero esempio di archeologia industriale ancora in funzione. Dentro vi è anche un mulino con macina a pietra per la produzione delle farine integrali e speciali. Le varietà molite al Molino Crisafulli sono tutte rappresentate da grani antichi siciliani per dare ai propri consumatori un prodotto di eccellenza valorizzando allo stesso tempo il lavoro degli agricoltori custodi. Oggi, a tenere le redini del Molino è Giuseppe Sammartino, agronomo di 37 anni, aiutato dal fratello Francesco, ingegnere civile di 41, che dopo tanti anni vissuti a Milano ha deciso di ritornare nella sua terra.

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Francesco e Giuseppe Sammartino

“Ho lasciato la Sicilia a 18 anni come tanti per andare a studiare fuori e dopo la laurea ho cominciato subito a lavorare – ci racconta Francesco-. Tra il 2010 e il 2012 ho trascorso, per lavoro, diversi mesi in alcuni paesi dell’Africa come Botswana e ciò che notavo era che i Sud del mondo, pur nelle loro differenze e problemi specifici, infine si assomiglino tutti. Nel frattempo, mio fratello si era appena laureato e mi confidava la mancanza di coetanei con cui rapportarsi e fare impresa. Dal canto mio, mi trovavo in una situazione di stabilità ma ero inquieto, riflettevo di continuo su di me ed il futuro…ed era come un Mal d’Africa! – scherza citando Battiato -. I miei bisogni, i miei tempi e le mie necessità parlavano in Siciliano. Dopo alcuni anni di riflessione e confronti decisi di tornare in Sicilia e continuare a sviluppare assieme a mio fratello Giuseppe e nostro padre Gaetano l’azienda di famiglia”.
Ma è dal 2016 che i due giovani fratelli, insieme, compiono un passo importante capace di proiettarli verso il futuro dell’agricoltura siciliana. Si inizia a lavorare sulla trasformazione e commercializzazione di prodotti alimentari derivati dal seme di canapa, coinvolgendo così il territorio per la riscoperta di questa speciale pianta. I risultati non tardano ad arrivare visto e il loro olio conquista il primo premio per tre anni consecutivi al concorso nazionale per il Miglior Olio di Semi di Canapa svoltosi a Frattamaggiore (Napoli). Ma non è tutto. Da quest’anno insieme ad altri partner hanno dato il via al progetto SEMinCANTA, acronimo che sta per “dal SEMe di CANapa alla TAvola”, un innovativo progetto di filiera il cui obiettivo è quello di elaborare delle linee guida, dalla coltivazione in campo fino alla trasformazione del seme di Canapa per scopi alimentari e industriali. Il soggetto detentore dell’innovazione è la Stazione Consorziale Sperimentale di Granicoltura per la Sicilia che, in collaborazione con il CREA (Centro di Ricerca in Cerealicoltura e Colture industriali – laboratorio di Acireale), andrà a collaudare l’innovazione proposta.
L’azienda agricola Sammartino gestirà la corretta evoluzione in campo del collaudo della ricerca, supportata a livello tecnico scientifico dagli enti di ricerca, mentre il Molino Crisafulli, capofila del progetto, coadiuvato dai professori Laura Piazza e Salvatore Ciappellano dell’Università Statale di Milano, si occuperà del miglioramento delle condizioni di stoccaggio e della trasformazione del seme di canapa in olio, farina e altri derivati da impiegare come ingredienti in cibi e prodotti funzionali realizzati con materie prime del luogo (grani antichi, legumi ecc..).
Con la semina dello scorso mese di aprile abbiamo dato ufficialmente il via al progetto – spiega Giuseppe Sammartino, legale rappresentante del Molino Crisafulli -. Abbiamo seminato cinque ettari in estensivo con la Futura 75 (la varietà testimone), oltre alla Codimono (varietà monoica italiana costituita dal CREA) e alla Monoica (varietà monoica ungherese) per valutare l’adattamento di questi semi al clima siciliano. Stiamo impiegando solo varietà certificate: partiamo dal seme e lo trasformiamo in olii, farine e paste, ottimizzando le rese e la qualità”.
Ci fa piacere l’interesse creatosi attorno al progetto Semincanta – aggiunge Francesco -. La canapa ha bisogno di divulgazione, conoscenza e ricerca. Tanti gli obiettivi: raccogliere dati, che utilizzeremo per lo sviluppo di manuali, di coltivazione e trasformazione, e schede tecniche per l’utilizzo dei prodotti olio, panello e farine nei diversi indirizzi agroalimentari o industriali; consolidare i rapporti di collaborazione con Università e Centri di Ricerca; porre le basi per una nascente filiera della canapa alimentare sul territorio Calatino e Siciliano da integrare alle ulteriori filiere canapicole”.

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Prodotti nuovi, l’olio e le farine di canapa, che piano piano sono riuscite a conquistarsi una fetta di mercato, complici le loro virtù nutrizionali, basti pensare che l’olio di canapa, grazie al suo profilo nutrizionale e alla ricchezza in omega 3 e omega 6 oltre che di vitamine (A ed E), terpeni e polifenoli, è un alimento che fa bene alla salute, tiene sotto controllo i livelli di colesterolo, aiuta a prevenire l’aterosclerosi e altri problemi cardiovascolari ed è pure gustoso. “In cucina si raccomanda di utilizzarlo a crudo o a bassa temperatura (olio cottura) – conclude Francesco Sammartino -. Grazie al suo sapore nocciolato e delicato è un ingrediente che si sposa bene con gli ortaggi o per condire bruschette e insalate. Personalmente lo apprezzo molto con le insalate di arance e limoni”.

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