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Intervista ad Antonella Lombardo, viticoltore 2021

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a cura di Gianna Bozzali

Siamo in Calabria, a Bianco, paese dalla tradizione enologica millenaria. È sulla sua memoria storica e sulle varietà autoctone di questa terra che ha deciso di investire la propria vita Antonella Lombardo, eletta Viticoltore dell’Anno 2021 dalla guida Vini d’Italia. Il suo passato nel vino è molto recente, la piccola azienda che porta il suo nome, infatti, è una giovanissima realtà nata nel 2019. Ma facciamo un passo indietro e spostiamoci al Nord Italia. Antonella Lombardo lavorava a Milano, faceva l’avvocato. Una vita normalissima, tra pratiche burocratiche e udienze in Tribunale.
Sono partita da Bianco a 18 anni per andare a studiare Giurisprudenza a Milano. Lì non solo studiai ma iniziai a lavorare -ci racconta-. Sono stata a Milano per una decina d’anni e poi ho deciso di rientrare in Calabria. Non che Milano non mi piacesse, tutt’altro. Sia dal punto di vista formativo che professionale è stato appagante, molto coinvolgente. Mi mancava però la mia famiglia, mi mancava il mio mare, la mia terra che, nonostante sia aspra e difficoltosa nelle sue contraddizioni, si fa amare, regala calore, tranquillità e voglia di fare. Tornata giù ho iniziato a lavorare per un’azienda di famiglia che si occupa di sanità”.

Un corso per sommelier, intrapreso per la voglia di saperne di più sui vini, segna la svolta decisiva della sua vita. Nel tempo libero inizia a viaggiare in lungo e in largo per l’Italia, visitando cantine e degustando i vini che più la colpivano.

 

Durante i miei viaggi – racconta Antonella -, riflettevo sulle tante potenzialità non sfruttate di una vasta regione quale la Calabria (soprattutto la provincia di Reggio Calabria) che possiede una ricchezza unica: chilometri di costa e terreni incolti, montagne che si affacciano sul mare e che nulla hanno di meno rispetto a regioni d’Italia che del turismo e dell’agricoltura hanno fatto la loro forza economica trainante. Allora ho iniziato a pormi tante domande: dov’è finita tutta la vigna? perché oggi esistono solo 11 mila ettari e perché, visto il copioso patrimonio ampelografico, non c’è nemmeno una DOCG? Eppure, se giro nei boschi, tra le querce ci sono palmenti e muretti a secco, che sono indice di presenza di vite!”.

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Da qui la svolta, la scelta di diventare una vignaiola. Non è sola, perché a darle una mano ci sono due importanti agronomi, Stefano Dini e Dario Ceccatelli, e un enologo di tutto rispetto, Emiliano Falsini. Si selezionano i giusti terreni da acquistare e si dà vita alla cantina in cui lavorare le uve Gaglioppo, Nerello Mascalese, Calabrese Nero e il Greco di Bianco, ma anche vitigni oggi quasi scomparsi come il Mantonico.

Antonella impara ogni passaggio, da ciò che occorre fare in vigna a ciò che serve in cantina, seguendo passo passo tutta la filiera, con passione e voglia di imparare, senza perdersi d’animo quando i momenti diventano più difficili come è accaduto lo scorso anno a causa del lockdown: cellulare in mano per le videochiamate, i consigli in diretta dei due agronomi e dell’enologo ed eccola pronta ad occuparsi della vigna quando c’era da potare o in cantina se era il momento dei travasi. Un premio davvero meritato quello di Viticoltore dell’anno nella guida Vini d’Italia 2021.
La sua storia sa di passione e di grinta, è di ispirazione per tanti giovani e di insegnamento per chi ancora non riesce ad ascoltare la propria vocazione. “A chi mi incontrava per strada e mi diceva sei una pazza, avevi tutto, cosa ti sei messa a fare, io rispondevo faccio quello che mi piace fare, la vita è una e io nella mia vita voglio fare vino, voglio fare vino di qualità”.

Così Antonella Lombardo, che oggi si trova a gestire un vigneto di cinque ettari e mezzo (tra vecchi impianti, nuovi impianti e vigne in gestione) allevato sui terreni di Bianco, molto argillosi.
Tra i vini prodotti citiamo il ‘Pi Greco‘, vino bianco da uve Greco di Bianco in purezza, vinificato in secco, 3850 bottiglie appena. “Ho scelto di utilizzare i vitigni del territorio, che tramandano una storia, una cultura, ma non rimanendo ancorati ai tradizionali metodi di produzione – prosegue Antonella Lombardo-. Quindi innovazione, sperimentazione, personalizzazione dei prodotti finali, partendo da ciò che il territorio ha da offrire, quale custode della nostra storia vitivinicola”. Da vendemmia tardiva di Greco di Bianco in purezza anche un bianco macerato sulle bucce, esperimento che è già in cisterna”.

“Bianco è famoso per la DOC Greco di Bianco, vino dolce passito da meditazione. La mia idea è stata quella di far passire leggermente le uve e svolgere tutti gli zuccheri, al fine di ottenere un prodotto che a naso ha tutti i profumi del vino tradizionale dolce, ma al sorso è secco. Uscirà sul mercato tra aprile e maggio 2021”.

Infine, Antonella sta puntando al recupero di vitigni in via d’estinzione come l’Alicante (a bacca rossa) e il Mantonico, a bacca bianca, quest’ultimo per produrre uno spumante metodo classico. I vigneti, in questo caso, si trovano tra Bianco e Caraffa del Bianco, in collina, dove l’escursione termica diversa ed i terreni con più scheletro consentono di avere uve con una maggiore acidità.

“La mission aziendale, come detto, è recuperare i vitigni del territorio – conclude la viticoltrice calabrese- del Mantonico vi sono pochi produttori, pochissimi vini. Estirpato per dare spazio a vitigni internazionali. Visto che il mio progetto è teso altresì a far rivivere la storia di un territorio, ho già impiantato un paio di migliaia di viti di Mantonico e degli altri ettari verranno nel futuro. Ho già provato a vinificarlo in secco. Rese bassissime per poche centinaia di bottiglie: uscirà in primavera e al momento anticipo solo il nome del vino, ossia Autoritratto”.

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