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Gulp, dove il gusto ha fatto canestro!

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Il Basket, si sa, è lo sport in cui, più che in ogni altro, bisogna “fare centro” per vincere. Il playmaker, ad esempio, è colui che costruisce il gioco. È lui che porta il pallone nella metà campo avversaria, chiama gli schemi, detta i tempi dell’azione a tutta la squadra e ne è quindi il regista. Ottimo palleggiatore, veloce nei cambi di direzione, è un giocatore agile e abile a infilarsi negli spazi, dotato di un buon tiro, in grado di risolvere la partita quando gli schemi cominciano a scarseggiare. La guardia tiratrice, poi, ha il compito di creare occasioni e segnare, le ali sono i collanti della squadra, abili nei passaggi, mentre il pivot difende, ‘stoppa’ i tiri degli avversari e vola a canestro. Il motto è prendi, mantieni e concretizza il vantaggio, allungando o rallentando il percorso dell’avversario per andare più facilmente a canestro o mandare a canestro un compagno.

No, non avete sbagliato lettura, tranquilli. Questa breve e forse un po’ raffazzonata digressione sportiva è un omaggio, non solo al grande cestista da poco scomparso Kobe Bryant, ma ai tre protagonisti di questa storia, ex giocatori di pallacanestro e fan dell’idolo dei Lakers, e ideatori del Gulp, un posto che ha fatto davvero del gioco di squadra la sua carta vincente. Un angolo di Umbria e Toscana nel cuore di Bari, con una proposta gastronomica che reinterpreta i piatti della tradizione di queste regioni e prodotti attentamente selezionati nelle piccole filiere locali. E così, ti ritrovi nel menu l’hamburger di chianina con uovo all’occhio di bue e tartufo fresco, le bruschette al lardo di cinta senese, gli umbricelli alla carbonara con salsiccia di Norcia, i Pici con funghi porcini, salsiccia di Norcia e fonduta di caciocavallo, il filetto di manzo in crema di pistacchio, l’asado di Ocean Beef. Per non parlare, poi, dei salumi e dei formaggi (principalmente umbri e toscani ma con eccellenze di altre regioni) tra cui spiccano la sella di San Venanzo, il Ciauscolo, il Culatello, i Cojoni di mulo, l’ossocollo di Mangalica, l’Intruso, il Montecristo e il Bodoglino tutti del Caseificio Montecristo di Todi (il Bodoglino è stato l’unico formaggio umbro esposto all’expo a Milano), i vari caprini affinati e il cacioricotta di capra affumicato di Molino a Vento sui monti dauni e tanti altri.

Il tutto accompagnato da una proposta di vini vastissima, tra cui spiccano le specialità del gruppo Antinori, il Sagrantino di Montefalco e un ventaglio di birre artigianali da provare.
Un luogo dall’atmosfera davvero accogliente, in cui il gusto è un piacere conviviale che si sperimenta senza troppi formalismi, un posto in cui si mangia e si beve bene senza sentirsi ingessati e con proposte gastronomiche che accontentano tutti i palati e le tasche. L’ambiente è caldo con legno, luci soffuse, “cascate” di bottiglie di vino e birre a creare un’atmosfera rilassata e in sottofondo una musica mai invadente. Ci si può accomodare su tavoli tradizionali, alti, pouff e divanetti o su svariati banconi sparsi qua e là nella sala, imbattendosi in quadri e ritratti di Bud Spencer & Terence Hill, super idoli dei Gulpisti.
Forse è per questo che, da quasi 8 anni, il Gulp è pieno tutte le sere e chi vuole vivere questo luogo deve necessariamente prenotare qualche giorno prima. Ma soprattutto è merito dei tre gestori del locale, Andrea Bonserio (per tutti Bonzo), Davide e Dario Bruni (detti Davidaccio e Dariuccio), tre amici, o meglio due gemelli per metà umbri e metà pugliesi e un amico 100% barese, ma in realtà è come se fossero tre componenti di una stessa famiglia, che hanno fortemente creduto in un sogno.

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La loro è una storia straordinaria di coraggio e tenacia, soprattutto di grande amicizia. La storia del Gulp è iniziata più di 10 anni fa quando Andrea, Dario e Davide, dopo aver condiviso anni di amicizia e campionati di pallacanestro, con la passione per il cibo da sempre, hanno abbandonato i propri lavori e hanno cominciato a studiare il settore gastronomico.
“In quel tempo – racconta Andrea – lavoravo come export manager tra Veneto ed Emilia Romagna. La mia vita non mi piaceva troppo e spesso con Davide e Dario condividevo la mia insoddisfazione che si nutriva poi del sogno di avviare un progetto con loro. Un progetto che mettesse assieme la nostra comune passione per l’enogastronomia, le origini umbre dei miei compagni e il nostro spirito di accoglienza, tipicamente pugliese”.

“Prima di aprire il Gulp sono passati due anni – prosegue Davide – anni in cui abbiamo studiato, abbiamo viaggiato tanto, siamo andati alla ricerca dei prodotti, siamo diventati sommelier e, tra tante difficoltà burocratiche iniziali e con un pizzico forse di incoscienza, ci siamo lanciati in questa bella avventura”.

“Il Gulp è un posto in cui si viene per mangiare e bere bene in un clima di relax e condivisione. Qui ci si sente davvero a casa – interviene Dario – non è un posto grandissimo e chi ci viene a trovare sa di dover condividere un po’ gli spazi, ma è anche questo che piace…in fondo, è anche questo lo spirito del Gulp”.

Mentre i tre ex cestisti raccontano la filosofia di questo locale, è impossibile non essere travolti dall’entusiasmo e dalla
intesa, ed entrare nel loro passarsi la palla del discorso, tra battute e aneddoti del passato, è quasi un’impresa. È grazie a questa grande amicizia, che dura da quando erano ragazzini, che il Gulp è oggi una proposta davvero accattivante, sempre più apprezzata da un target molto vario.
“Quello che abbiamo voluto creare – diventa serio Andrea – è un posto che ci rappresentasse, che fosse lo specchio di come noi siamo e di come la pensiamo. La nostra amicizia è per noi una cosa importantissima e, sia pur nel nostro essere diversi, non c’è giorno che non ci piaccia condividere, sia nelle difficoltà che nei traguardi. Insomma, il nostro lavoro è duro e faticoso, ma non ci pesa perchè lo amiamo e amiamo lavorare insieme”.

Siamo stati fortunati e abbiamo messo su una gran bella squadra – ribadisce Dario – e il nostro ringraziamento va ad ognuno di loro, per l’impegno e l’entusiasmo che mettono nel lavoro, dimostrando di essere affezionati al Gulp. Dobbiamo quindi ringraziare di cuore lo chef Tommaso che ci ha dato una grande mano all’inizio con la realizzazione del menù e l’avvio del locale, alla brigata della cucina attuale e a tutti i ragazzi in sala. Non da meno sono stati i nostri due amati architetti, Vitozzo e Emmerre che ci hanno affiancato e guidato nella realizzazione estetica e funzionale del locale, persone meravigliose (ormai amici veri)”.

E uno ad uno vengono, in modo molto scherzoso, presentati: “Mariangela Nuovo, cameriera/caposala e capo di tutto! Maryanal per tutti! Da oggi con gli occhiali a smussare il suo aspetto da Führer che nasconde un cuore e una professionalità enormi; se non ci fosse lei al Gulp, sarebbe un posto diverso. Domenico Picciotti, aiutochef, bruschettaro e carpacciaro, occhioni-blu per gli amici! Chiedetegli una cosa, lui, non si sa come, la troverà! Amdadul Huq, lavapiatti d’eccezione e tuttofare, preparatore di dolci, Amdado per gli amici, frase tipica “achiuuud”! Iancu Andrei Codrut e Alessio Schingaro, paninari e taglierani d’eccezione, sempre pronti a far cadere panini a terra! Per gli amici Atreiu o “70%man”! Gestore delle fanciulle del bancone. Egidio Marianeschi, cameriere, sommelier e uomo-polemica per antonomasia! Grande pescatore. Per gli amici Egitto! Lorenzo Ricciardelli, primo chef, grande pescatore, per gli amici Lorango! Non c’è mestiere che non abbia fatto! Alessandro Cacucciolo, aiutochef, caviglie e polsi giganti, personaggio di spessore, il Drugo per tutti! Francesco Pergolizzi, cameriere, persona molto dotata, dal grande stile nell’abbigliamento. Antonio Di Gioia, aiutochef, grande chiacchierone, per gli amici Antonino”.

Tra salumi e formaggi umbri, il profumo predominante del tartufo nero, piatti tipici e vini toscani e provenienti da ogni regione d’Italia, con qualche capatina in Francia, Australia, Sud Africa e Spagna, per un totale di circa 150 etichette di vino e 100 di birra, il Gulp regala un’esperienza di gusto davvero piacevole, resa ancor più saporita dall’amicizia dei suoi titolari e dall’accoglienza di una squadra collaudata, che ha fatto dell’intesa e della collaborazione in un clima disteso, la propria “arma vincente”. Soprattutto questo è il posto che ci ricorda che credere nei propri sogni rappresenta il primo passo per realizzare qualcosa di grande, ma che solo rimboccandosi le maniche e mettendoci tutto l’impegno e l’entusiasmo del mondo si può fare un gran bel canestro!

Ph. Credits: Enzo Piglionica

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