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I nuovi turisti: gastronauti e foodtrotters. Food Experience tra cibo, viaggio e territorio.

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a cura di Federica Fois

È la nuova frontiera del turismo consapevole, quella che oltre agli occhi e allo spirito, vuole appagare anche il palato.
Oggi per conoscere un territorio non basta visitarlo e viverlo, bisogna anche assaggiarlo.
La Food Experience è quel mix di prodotti, sapori e tradizioni che regalano esperienze culinarie uniche e straordinarie.
Scoprire una meta ormai è un’esperienza a 360° fatta di bellezze naturali e culturali ma anche e soprattutto di cibo.
Trekking e pedalate gastronomiche, percorsi culinari, passeggiate sensoriali in vigna, visite in azienda, degustazioni guidate sono solo alcune delle innumerevoli proposte che il mercato nella sua continua evoluzione è arrivato a offrire.
Da una ricerca commissionata da MasterCard, scopriamo che il 59% dei cittadini europei è fortemente appassionato di cibo e cucina, mentre il 73% considera il pasto come una vera e propria esperienza di gusto, guidata dal desiderio di provare qualcosa d’insolito sperimentando nuovi sapori. La ricerca ha anche evidenziato che le Food Experience sono classificate tra i primi cinque interessi dei cittadini europei in otto Paesi tra cui l’Italia, la Spagna e la Turchia in vetta al trend.

La Food Experience oltre ad essere fortemente legata al buon cibo, è anche rispetto e valorizzazione del territorio, oltre che riscoperta di piatti culinari antichi dimenticati e di
tradizioni locali.
Il nuovo turista consapevole è esigente nei confronti dei territori che visita, in cui cerca bellezza, qualità, cultura e dove vuole farsi coccolare dal complesso del luogo rispettandone però l’identità senza usurparlo ma preservandolo e valorizzandolo.

Nascono così veri e propri tour alla scoperta di un prodotto tipico di un particolare territorio, che rappresenta il sapore unico di quella terra, legato a festival, sagre, fiere o altre iniziative correlate comunque al cibo in grado di esercitare attrazione per gastronauti e foodtrotters.
Con questo nuovo approccio il prodotto agroalimentare può trasformarsi in risorsa turistica se possiede altissime qualità organolettiche, unicità, originalità, rarità, produzione
limitata, degustazione e commercializzazione prevalente nel luogo di produzione.
Così un prodotto antico come l’Aglione delle val d’Orcia – tutelata come patrimonio dall’Unesco – e della Val di Chiana, oggi Presidio Slow Food, diventa richiamo per i buongustai che possono assaporarlo con i pici della tradizione locale impastati a mano da chi preserva nei suoi gesti ancestrali tanta eccellenza.

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Altri esempi sono le uve da marsala dei bagli siciliani che caratterizzano il paesaggio della costa occidentale dell’isola; i formaggi delle malghe altoatesine splendido esempio di economia montana basata sulla produttività di boschi e pascoli; le cascine a corte chiusa delle pianure del riso piemontese che raccontano la vita che si svolgeva nelle comunità che vivevano al loro interno; le ville venete palladiane che coniugavano lo stile di vita rurale delle aziende agricole con quello di rappresentanza della nobiltà veneta.

La Food Experience e il turismo enogastronomico sono un esempio di sviluppo sostenibile e un’opportunità ambientale, culturale, sociale, economica per quei territori che producono qualità legata al cibo, alla natura, alla ruralità e alla territorialità grazie alla quale possono rafforzare la propria identità e autonomia preservando la loro unicità.
Il viaggio non deve diventare routine ma un’esperienza totalizzante fatta di attività leisure, produzione agroalimentare, territorio, tradizione che richiami nel turista un senso di appartenenza e al tempo stesso capace di regalargli un frammento dello spirito del luogo da portare via con sé a fine vacanza.

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