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Emozioni e ricette planetarie: il libro di Michela Pighi

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a cura di Sara Parchitelli Spesso i progetti prendono forma e i sogni si realizzano in modo quasi misterioso. Ci sono momenti della vita in cui ci pare che nulla stia seguendo la strada esatta e segnata, ma che poi ci conducono a risposte meravigliose e inaspettate. Così Michela Pighi non avrebbe mai pensato di coniugare due mondi apparentemente lontani, lontanissimi tra loro: la cucina e l’astrologia. E invece è nato “Emozioni e ricette planetarie”, un libro che di sicuro rappresenta un’esperienza non ordinaria in cui il cucinare vuole diventare un’azione capace di unire il mondo delle stelle, fuori, e il mondo interiore, dentro di noi. intervista-michela-pighi-food-lifestyle-1 Se Rudolf Steiner aveva associato ad ogni pianeta un cereale, che sollecita nell’essere umano delle energie affini a quel pianeta, Michela associa ad ogni pianeta un piatto: ricette che vogliono mettere in contatto con l’influsso celeste che in quel momento agisce sulla psiche di chi cucina, in modo che l’energia si diffonda poi in chi degusta. L’intento è quello di aggiungere ai cinque sensi un sesto, legato agli stati d’animo e all’influenza che sugli stessi, anche quando cuciniamo, hanno il passaggio dei pianeti. Non ordinaria l’esperienza e audace l’idea, figlia di una necessità personale altrettanto profonda. “Accadde – ci racconta Michela – che da una crisi personale, profonda ed interiore, emerse la necessità di trovare delle risposte non ordinarie per uscire dall’impasse in cui mi trovavo. Posso dire che questo libro nasce da un’intuizione che ha illuminato la mia mente nel periodo più buio. Non so come accadde, ma la mia mente collegò l’impronta del segno zodiacale che ho sempre considerato “materia celeste” alla “materia terrestre”, che lavoravo nei piatti che cucinavo per diletto. Un’intuizione immediata che ha subito chiesto di essere sviluppata in una specifica forma che fosse non solo di aiuto a me mentre la preparavo, ma che, proprio come un piatto, potesse essere condivisa anche da altre persone interessate a questo nuovo approccio, o anche a quelle che, incontrandolo la prima volta, se ne siano sentite attratte”. Chi è Michela Pighi? Fino ai 45 anni ho lavorato in ambito bancario. Tuttavia, qualcosa in me stava già cambiando da alcuni anni: sentivo l’esigenza di avere il tempo per studiare me stessa e gli aspetti invisibili dell’esistenza, avevo bisogno dopo tanta mente e calcoli, di tornare alla natura. Non si trattava solo di stare di più in mezzo alla natura, all’ambiente, bensì di tornare in profondità e allo spirito di ricerca, alla mia natura interiore, alla vera me che aveva bisogno di un senso di rinnovamento. Così iniziai lo studio, attraverso numerosi corsi, della naturopatia e di molte discipline ad essa connesse: la numerologia, l’alchimia, l’astrologia e poi il grande incontro con la visione psicosomatica degli organi e delle malattie. Da allora è stato un grande viaggio intenso, appassionato e talora sofferto, alla ricerca di me, che ha avuto i suoi apici più emozionanti nei momenti in cui ho sperimentato che la natura interiore e la natura esterna sono strettamente connesse per cicli per stagioni, per simboli e per forze vitali. Così mi sono dedicata all’ambito pediatrico, dove tutt’ora svolgo l’attività di assistenza, ma intanto proseguo i miei studi e da qualche tempo ho iniziato la mia attività di scrittrice. Astri, psiche e gusto: come si sposano questi concetti? Ogni matrimonio ha bisogno di anelli, simbolo di congiunzione intima tra le parti. Nel caso dell’argomento di questo libro lo sposalizio tra i corpi celesti e il nostro corpo trova i suoi anelli in due meravigliosi strumenti che ognuno di noi possiede e che ti pongono medium tra i due mondi: il primo è la psiche, cioè quella parte della mente, a sua volta prodotta dal sistema nervoso, che è deputata a mettere in contatto, a mettere in dialettica, le varie parti fuori e dentro di noi. È come se la psiche fosse un ponte fra mondi, avendo dentro la capacità di organizzare la nostra vita interiore e al contempo quella di farci sentire il mistero del cosmo che ci circonda. La seconda è il senso del gusto: un sistema nervoso super specializzato capace di percepire l’essenza, la qualità intima dei cibi e di trasmetterla, secondo un alfabeto biochimico, al centro del nostro cervello. Il gusto è quindi un estrattore dell’essenza della materia, ma in questo caso, di una materia che è stata lavorata ispirandosi alla simbologia degli influssi degli astri e quindi un gusto che estrae l’essenza stessa del patrimonio zodiacale e lo porta nel cervello, nell’anima, ed è un ponte che potremmo effettivamente definire un matrimonio tra mistero interiore e mistero cosmico. Può sembrare impossibile ma, se si chiudono gli occhi mentre si gusta un piatto, si percepisce il mistero di quel piatto, di quel momento. Nutrimento del corpo e dell’anima: qual è il “piano alimentare” di Michela Pighi? Siamo in un’epoca nella quale ci sono centinaia di schemi nutrizionali e dietologici e non si fa in tempo a trovarne uno che sembra fatto per noi quando subito un altro si presenta migliore di questo. Ma questo non è un libro che parla di grassi o di zuccheri o proteine, bensì parla di un nutrimento più ampio, il nutrimento realmente olistico, anche se questa parola è abusata e mi sento di utilizzarla nel suo senso migliore di olos cioè di intero. Propone un’esperienza alimentare che è l’esperienza di un legame tra i mondi in cui ci troviamo a vivere attraverso, appunto il gusto, attraverso un piatto ispirato agli astri, letti e interpretati secondo archetipi psichici, con la giusta predisposizione dell’animo e la giusta lentezza del mangiare, che può vivere un’esperienza globale in cui il vero nutrimento è l’esperienza stessa della globalità. Tale esperienza infatti, che in ogni tempo nella civiltà è sempre stata cercata in migliaia di modi diversi, è ciò che fa sentire l’anima libera in quanto appartenente al suo contesto ampio e ispirabile, agganciata al mistero. Cosa significa per te il cibarsi? Fin da quando ero piccola cibarmi è sempre stata un’esperienza intensa, profondamente legata al gusto della vita. Per questo motivo ho imparato presto a cucinare, secondo i miei gusti che imparavo man mano conoscere. Già da allora tuttavia mi resi conto che al di la del semplice alimentarsi, cioè assumere il cibo necessario per il vivere quotidiano, il vero cibarsi è sempre stato per me collegato al rapporto con gli altri. Ho sempre pensato alle tribù primitive che intorno al fuoco alla sera condividevano ciò che erano riusciti a procacciarsi e questa condivisione ha creato sopravvivenza ed evoluzione della specie umana. Così, dopo centinaia e migliaia di anni, io sento dentro di me questa condivisione che produce l’esperienza dello scambio e dell’appartenenza, al punto che sia cucinare che cibarmi è per me un’esperienza piena soltanto se finalizzata a far piacere agli altri. In un altro volume “Luce e colori a tavola” parli del ruolo del colore non solo nella presentazione dei cibi ma soprattutto nello stato della nostra salute. Ci spieghi meglio questo concetto e che percorso hai fatto per arrivare a questo traguardo? Ho sempre collegato, in modo istintivo, i colori al gusto dell’esistenza, non andando alla ricerca del colore preferito, ma cercando di comprendere quale fosse l’essenza della vita interiore di un certo colore. Vivo i colori come un’esperienza della realtà, la declinazione su un piano visivo di uno stato d’animo. Per cui quando mi sono dedicata alla cucina come passione, aggiungendogli una visione olistica e in qualche modo psicosomatica, è stato naturale collegare il colore dei cibi all’idea di una certa esperienza della realtà, ad un certo livello di energia e di conseguenza ad un certo livello di coscienza. Non solo i colori degli alimenti come materie prime, ma anche i colori del piatto finito, lavorato. Vi è un’esperienza sincronica di un gusto visivo insieme al senso gusto vero e proprio e al gusto dell’olfatto, che partecipa al senso del gusto. Ecco, è proprio questo trittico di partecipazione sensoriale (vista, olfatto, gusto) che mi ha fatto iniziare questo percorso di studio e di ricerca della capacità terapeutica del colore, fino a quando ho deciso di applicarla ai piatti. Cosa vuole raccontare Michela Pighi con i suoi libri? Quale è il messaggio principale che vorresti passare dai tuoi lavori? Non sono una psicologa, non sono un’astrologa che vuole trasmettere agli altri le proprie esperienze su alcuni piani della realtà. Quindi non c’è un messaggio vero e proprio, non c’è desiderio di una spiegazione o di una didattica, bensì, come ho già detto, di una condivisione di esperienze che sono in grado, con la giusta predisposizione e con il giusto stato d’animo, di creare stati di coscienza nuovi. Credo infatti che la conoscenza migliore non derivi da un’acquisizione nozionistica di concetti, di ricette culinarie e filosofiche, ma provenga dall’esperienza reale di se stessi in contatto con la natura. In tal senso è per me fonte di grande soddisfazione quando qualcuno che legge i miei libri mi testimonia di avere avuto, mentre seguiva questo percorso, delle nuove idee, dei nuovi progetti, delle nuove sensazioni di se e della realtà, ma soprattutto che abbia potenziato in qualche modo la sua voglia di vivere. Il prossimo libro? Sarà ancora una volta un percorso esperienziale e un passo ulteriore rispetto ai due libri precedenti. È come se il mio scrivere fosse via via in un percorso nel quale, approfondendo argomenti e me stessa, io senta poi l’esigenza di condividere con gli altri…

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