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Cristina Bowerman. La necessità e l’impegno di una rivoluzione culturale

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Torna, gradita ospite del nostro magazine, Cristina Bowerman, una chef senza mezzi termini, in grado di comunicare la sua cucina e il suo modo di essere con la trasparenza e l’onestà intellettuale di una donna che ha fatto della ricerca trasversale e della “contaminazione” i suoi compagni di viaggio. Un viaggio, a detta di lei stessa, che non finisce mai, di stupire innanzitutto.

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Ph. credits: Carlo Roscioli

Il coraggio di ribaltare gli schemi è la sua cifra peculiare, perché per Cristina le cose non sono, e non possono essere, sempre quello che sembrano. L’invito è a scavare più a fondo, a scoprire il vero senso delle cose, o semplicemente un senso diverso ma altrettanto “saporito”. E la cucina, in fondo, la sua come quella in generale, cos’è, se non proprio questo?
Ripudia la parola “moda” con tutta se stessa, soprattutto se per moda si intende sacrificare uno stile proprio, a cui Cristina non può proprio rinunciare.
Ed eccola, la sua anima ribelle, contro tendenza in assoluto, a favore di una identità che è ricchezza, colore. Quel colore, che la chef sfoggia sulla chioma, è anche il colore di uno spirito libero e sincero, che non ha mai tradito se stesso, è lo scalpitare di una professionista “controcorrente” che non ha mai avuto paura di esprimere se stessa, il proprio concetto di bellezza.

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Credits We Rise Studio

Questo numero di Food Lifestyle racconta la storia di tanti personaggi che hanno cambiato strada nella loro vita e sono approdati in cucina. Tu che ne pensi?
Penso che nella vita, una sola professione non potrebbe bastare per soddisfare la curiosità verso le cose del mondo, che si incontrano ogni giorno. Ho anch’io spesso cambiato rotta rispetto alle strade precedentemente prese, ma questa è la magia della vita e del crescere, penso. Ad esempio, a volte sono così attratta dalla fotografia che mi piace pensare che un giorno potrei approfondire questo campo. Nella vita ci sono tanti interessi e cambiare strada è una cosa straordinaria. Ben vengano le persone che stravolgono i propri piani: vuol dire che hanno passione, curiosità. Insomma, se ci sono nuovi treni che passano, io sono disposta a prenderli: ho bagagli leggeri e mi piace mettermi in gioco, scoprire se posso fare altro e di più.

Se volessi raccontarti in poche battute come professionista e come donna…?
Mi piace definirmi in tanti modi, per quanto le definizioni sono sempre un po’ strette; primo fra tutti che sono pugliese, perchè amo la mia terra e, come la mia terra sono testarda, caparbia, un po’ migrante. Sono un po’ nomade, infatti, sempre pronta a partire alla volta di nuovi posti, nuove avventure, nuove culture, perché no, nuovi sapori. E poi sono focalizzata, concentrata, e quando mi pongo un obiettivo, lo perseguo con tenacia.

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Risotto con genovese, caffè, cavolfiore e fave di cacao, marmellata di mandarino – Credit We Rise Studio

Com’è cambiata la tua vita e la tua professione a seguito della pandemia? E cosa secondo te ci ha insegnato o ci sta insegnando questa “brutta storia”?
La mia vita, come quella di molti altri colleghi, è cambiata certamente a seguito di questa rivoluzione. Quello che non è cambiato è certamente il mio approccio sempre positivo alle cose e agli eventi. Questo non significa vedere cose che non esistono, avere una visione “fantastica” della vita, quanto cercare da ogni situazione di ricavarne il meglio. Il peso emotivo della pandemia è stato notevole, e anche per questo, in qualità di Presidente degli Ambasciatori del Gusto, già l’anno scorso abbiamo avviato una partnership con l’Ordine degli Psicologi del Lazio per sviluppare uno studio scientifico sui fattori di stress di chi svolge attività di ristorazione. Quest’anno il goal è rimasto lo stesso ma ci siamo focalizzati sulle problematiche emerse durante la pandemia. In più, sempre con l’associazione, abbiamo avviato un progetto di consulenze di marketing gratuite per tutti gli ambasciatori che ne avessero avuto necessità. Per queste iniziative, abbiamo ricevuto una somma consistente dai 50 best e siamo stati l’unica associazione in Italia, una su 9 nel mondo.

Nervetti soffiati e salsa di habanero - Credits We Rise Studio-1
Nervetti soffiati e salsa di habanero – Credits We Rise Studio

La formazione è per te un elemento importante della preparazione alla vita in cucina. Secondo te a che punto siamo in Italia e quali sono le qualità dei giovani di oggi da valorizzare?
Per me la formazione è fondamentale, lo è sempre stata ed è stata tra l’altro l’arma che mi ha permesso di penetrare un mondo prevalentemente maschile. Molti chef che ho incontrato hanno sempre sostenuto che questa è una professione per uomini, perchè è richiesta una forza che le donne non potrebbero avere. Io ho voluto invece dimostrare che non è affatto così, che con lo studio, la ricerca, l’approfondimento, si acquisiscono quelle competenze che poi ti portano a costruire una certa autorevolezza e anche un’autorità in un settore dominato ancora da uomini, ma con validissimi esempi femminili.
Abbiamo bisogno che in Italia si dia più importanza all’insegnamento completo dei nostri giovani. Ci sono delle realtà meritevoli, ma ci sono anche tante scuole e strutture che meriterebbero di maggiore attenzione da parte dei nostri amministratori. Il futuro si costruisce e si fonda proprio sulla formazione. Sicurezza alimentare e promozione dell’agricoltura sostenibile: un impegno che ti sta particolarmente a cuore… Sicurezza alimentare e agricoltura sono il futuro, anzi dovrebbero essere il presente. Abbiamo l’obbligo di fare ognuno la propria parte per questo mondo che l’uomo non sta trattando per niente bene. Ritengo sia inconcepibile che al giorno d’oggi ci siano persone che muoiono di fame. Tra l’altro, la pandemia ci ha messo sotto gli occhi che queste persone non sono lontane da noi. E di fronte a un mondo occidentale che spreca sempre di più, è una contraddizione allarmante che si promuovano diete da un lato e ci siano individui che non riescono a mangiare. Faccio parte di Chef Manifesto, che è un’associazione internazionale che collabora con le Nazioni Unite con l’obiettivo di sconfiggere la fame entro il 2030. Un’impresa difficile, perché il problema è che la stretta dipendenza tra consumatori anche della ristorazione e filiera agroalimentare ha fatto sì che molti prodotti siano sprecati o addirittura rischino di sparire dalla biodiversità delle nostre terre.
La biodiversità va tutelata, protetta e promossa e spero vivamente che il Ministero dell’Agricoltura e dello Sviluppo Economico faccia qualcosa per intervenire in questo settore in maniera effettiva e davvero efficace.

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Credits We Rise Studio

Chef donna in un mondo ancora maschile, ma tanto impegno per sensibilizzare .il ruolo femminile in questo settore. Cosa manca? Cosa abbiamo conquistato? Quanta strada c’è ancora da fare?
Una battaglia annosa, anzi secolare, che però va combattuta. È imbarazzante che in molti settori, non solo quello della ristorazione, ma anche più importanti, penso ad esempio a quello della Medicina, ci siano questi pregiudizi “arcaici”. Penso ci vorranno anni per eliminare del tutto questa piaga della non parità di genere. Ci vogliono caparbietà, testardaggine e forza di volontà per attivare, ogni giorno, quella rivoluzione culturale che può concretizzare un sogno che doveva già essere normalità. Io ci spero e ci credo. Ci
crederò sempre e farò in modo che i miei figli e i figli dei miei figli possano avere un mondo migliore di questo, più equo, sotto molti aspetti.

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