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Birrificio artigianale Bilabì: ovvero come cambiare vita a trent’anni per dedicarsi a un lavoro che rigeneri corpo e mente.

Birrificio artigianale Bilabì: la storia

I ritmi frenetici di una vita dietro una scrivania, sempre al computer, per di più a mille chilometri da casa, a volte possono catapultare in un limbo in cui si viene risucchiati da ritmi troppo scanditi. Può nascere da una semplice chiacchierata con amici un’idea geniale, ma altrettanto rischiosa, da affrontare con estremo coraggio.
“Apriamo un pub” è quello che si sono detti Nicolò Scoditti e Lucio Bellomo, i due soci 34enni fondatori di uno dei primi veri brew pub di Bari: il birrificio artigianale Bilabì.

Ad oggi la loro impresa è diventata una realtà consolidata nel capoluogo pugliese, un punto di ritrovo in cui gente di tutte le età può vivere un mondo luppolato, accompagnato da una cucina di alta qualità, grazie alla freschezza dei prodotti locali. Una vera impresa, dal momento che i due soci sono riusciti a dare lavoro ad altre dieci persone, tutte assunte con contratto a tempo indeterminato.

Ultimo, ma non per importanza, il connubio tra birra e musica: ogni settimana, infatti, artisti locali e svariati headliner animano le serate del Bilabì. Un servizio al cliente a 360°, perché come ci dice Nicolò, “noi vogliamo portare musica, ma almeno prenditi una birra” (ride, ndr).


Intervista a Nicolò Scoditti – Bilabì

D.L.: “Nicolò, perché la vostra si è rivelata un’idea vincente?”

N.S.: “Eravamo semplicemente stanchi della nostra vita, rispettivamente in banca e in una catena internazionale di vendita mobili. Siamo amici dai tempi di scuola e il nostro brew pub è nato da una semplice chiacchierata proprio davanti a una birra. Ci siamo guardati negli occhi e abbiamo pensato di dare vita a un locale diverso”.

D.L.: “Perché proprio una birreria?”

N.S.: “Lucio, il mastro birraio del Bilabì, è figlio d’arte. Suo padre Giovanni è stato responsabile qualità per trent’anni dello stabilimento Peroni di Bari e quando eravamo al liceo era molto affascinato dal lavoro del padre, tanto da iniziare a produrre da solo birra artigianale. Allora lavorava su ottanta litri circa e quando abbiamo capito che avrebbe potuto arrivare a toccare i seimila litri di ottima birra, ha deciso di formarsi. Prima con un corso in Italia, successivamente è volato in Germania, poi in Giappone. Grazie all’attenzione verso i sistemi di creazione della nostra bevanda, a oggi offriamo prodotti alla clientela composti dal cento per cento di malto d’orzo, non ‘allungato’ come capita con alcune birre industriali”.

D.L.: “Il nome del birrificio artigianale Bilabì: cosa significa?”

N.S.: “Quando l’idea del locale si è concretizzata nella nostra mente, abbiamo provato a informarci per accedere a eventuali fondi pubblici per l’aiuto alle imprese, ma senza successo. Così ci siamo ritrovati a costituire una Srl ancora prima di iniziare a capire come avremmo fatto ad alzare la saracinesca. Il nome è venuto in mente a Lucio, ed è l’abbreviazione della frase in dialetto barese: Bevi la birra. Ecco il Bilabì”.

D.L.: “Quanto è importante affidarsi a prodotti nostrani per garantire una birra di qualità?”

N.S.: “Come già sottolineato, il malto è tutto italiano e il 90% arriva direttamente da uno stabilimento di Melfi. Oggi produciamo le nostre birre direttamente all’interno del locale, in un impianto a vista, e chiunque può sedersi e assistere a tutte le fasi della fermentazione. È infatti un processo prevalentemente manuale, che si basa sul gusto dei birrai, senza strumenti di monitoraggio – al netto di quelli obbligatori per legge. Lavoriamo su piccoli lotti ed è bello scoprire quei micro-cambiamenti da un prodotto all’altro. La nostra birra non subisce alcun trattamento di conservazione, né pastorizzazione flash. È tenuta sempre refrigerata in modo tale da mantenere inalterate le proprietà organolettiche. La spillatura finale avviene a caduta, con aria compressa senza anidride carbonica aggiunta”.

D.L.: “Birra di qualità, quindi, abbinata a una scelta culinaria molto varia.”

N.S.: “Oggi il consumo è diventato più consapevole. Se si vuole rispondere a questa tendenza, bisogna trovare un cuoco e un team culinario composto da professionisti. Non basta più lo studente in cucina. Ci chiedono piatti che non tutti sono in grado di creare e non si può rischiare, perché tutto deve avvenire secondo le regole e grazie alla manipolazione di esperti del settore. Per questo abbiamo inserito nel nostro team lo chef Davide Panza, diplomato all’accademia del Gambero Rosso di Napoli. Ha ideato un menù che cambiamo stagionalmente, inventando da zero tutto il concept culinario. Con lui lavoriamo esclusivamente con prodotti freschi e stagionali, in modo tale da proporre piatti al massimo della loro resa, con un risparmio sui costi. Se ci penso, offrire una tartare vegana o di branzino fresco è stato un azzardo. Ma oggi la nostra clientela è estremamente variegata: dai 65enni che vengono dopo una serata a teatro, a gruppi di ragazzi o famiglie. Il Bilabì è per tutti”.

D.L.: “Una qualità che è stata riconosciuta ufficialmente.”

N.S.: “Il nostro locale è stato incluso nella prestigiosa guida Foodies redatta dal Gambero Rosso. È una guida particolare, dedicata ai locali di street food. Una sera una ragazza, una food blogger, è venuta a cena e ha ordinato diversi piatti. Pensavamo avesse semplicemente molta fame ma dopo un mese si è presentata nuovamente per comunicarci che ci avrebbe dato la menzione speciale della stella”.

D.L.: “Quali i progetti per il futuro?”

N.S.: “Far conoscere sempre di più il prodotto birra e nel breve termine aprire altri punti Bilabì, piccole repliche della nostra idea iniziale. Dobbiamo essere riconoscibili, soprattutto alla luce del fatto che solo l’anno scorso in tutta Italia ci sono state 17mila nuove aperture e a Bari, la nostra città, sono nati 20 nuovi locali”.

Scopri di più sul sito ufficiale bilabi.it

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