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Una donna che ama andare controcorrente e che sicuramente non ha paura del cambiamento. Cristina Bowerman parte da Cerignola con una laurea in Giurisprudenza alla volta della California, precisamente a San Francisco. Dopo essersi affermata come graphic designer, decide di dare libertà alla sua passione, quella per la Cucina, aggiungendo al titolo raggiunto, il traguardo nelle Arti culinarie alla Culinary Academy di Austin, in Texas. È questa la sua vera strada, un forte interesse che diventa la sua professione e che le permette di ottenere numerosi premi e riconoscimenti. D’altronde, quando alle competenze si aggiunge la passione, è difficile non ottenere risultati eccellenti.

Bowerman food lifestyle

Tornata nel Bel Paese, dopo le esperienze da “Driskill” e al “Convivio” di Roma, viene chiamata a guidare la cucina del “Glass Hostaria” a Trastevere, e fa incetta di premi, tra cui le due forchette Gambero Rosso nel 2009 e la Stella Michelin nel 2010. Un successo meritato quello della Bowerman, riconosciuto prima nella capitale, poi in tutta Italia e infine nel mondo. Un successo che non la appaga ma che la spinge a studiare e sperimentare, dando vita a nuovi progetti: prima Romeo Chef&Baker, un format unico che combina cucina, forno e market, poi le due Api Romeo, progetto di “street food truck” che anticipa una nuova tendenza, e infine Frigo, il Van del Gelato artigianale. Lo scorso anno, poi, l’apertura del nuovo Romeo Chef&Baker a Testaccio Market, in cui la chef Bowerman ha voluto coniugare tutte le sue esperienze in giro per il mondo.

Un talento del genere, con la sua passione e la sua esperienza, può solo essere da insegnamento per le nuove leve. E così, Cristina Bowerman diventa docente di corsi professionali di Cucina presso varie scuole e per il corso di Food&Culture all’University of Illinois.

La Cucina di Cristina Bowerman abbraccia più culture, frutto dei suoi viaggi per studiare e approfondire le tradizioni degli altri Paesi. Rigorosamente prodotti freschi con ingredienti di stagione e piatti ricchi di verdure. Sono questi alcuni dei segreti del suo successo.

Prima la laurea in Giurisprudenza e poi la seconda in Culinary Arts. Cosa l’ha spinta a lasciare la Legge per la Cucina? Quando e come ha capito quale era la sua reale strada?

Sono una persona curiosa e mi piace imparare e sperimentare. Dopo il diploma di Liceo Linguistico, mi sono iscritta a Giurisprudenza perché mossa da un autentico interesse verso quel tipo di studi. Vengo da una famiglia di appassionati di cibo e gastronomia, quindi la Cucina ha sempre fatto parte della mia vita ma, per tanti anni, solo come hobby. Quando poi mi sono trasferita negli USA, ho cominciato a lavorare come graphic designer e così è emerso il lato creativo che c’è in me! A quel punto, ho pensato che avrei potuto sfruttare questo oggetto anche ai fornelli e che forse la mia passione sarebbe potuta diventare un lavoro vero e proprio. La decisione definitiva è stata presa dopo l’11 settembre 2001. Quella data drammatica mi ha fatto prendere coscienza che la vita è oggi e che le scelte importanti non vanno rimandate. Oltretutto, come ho detto, sono una persona dinamica e cambiare percorso non mi ha mai spaventata; tra l’altro, in America è una cosa che le persone fanno abitualmente“.

Driskill Grill, Convivio, Glass Hostaria cosa le hanno lasciato queste esperienze?

Il lavoro nella cucina del ‘Driskill’ è stata la mia prima esperienza in un ristorante di prestigio. Per me è un orgoglio dire di essere stata la prima donna chef di quel locale. Ho lavorato con grandi professionisti, imparato moltissimo ed è stato lì che ho maturato il desiderio di aprire un ristorante tutto mio“.

Una volta tornata in Italia, lo stage al ‘Convivio’ di Roma è stata l’opportunità che non ti aspetti e da cogliere al volo. Ero rientrata nel mio Paese per perfezionare lo studio e le tecniche della pasta e da Angelo Troiani, cominciando dalla partita del pane e della pasticceria, ho conquistato anche il reparto dei primi piatti“.

Infine, l’approdo da ‘Glass Hostaria’ è stato la svolta: all’inizio, la sua cucina mi serviva soltanto da appoggio per altri lavori, finché Fabio Spada, il fondatore, mi ha proposto una collaborazione. Così è cominciata un’avventura che dura tuttora, coronata dal riconoscimento della stella Michelin nel 2010“.

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Gnocchetti, bagnacauda all’aglio nero, ricci di mare, pane croccante e tartufo – Ph.: Niko Boi

Quali sono le principali differenze tra i clienti italiani e americani?

Non penso si possa fare una suddivisione netta, ma in linea generale gli americani hanno meno preconcetti e sono più pronti a sperimentare. Devo aggiungere, però, che l’approccio degli italiani sta cambiando, aprendosi molto di più alle novità rispetto al passato. Bisogna anche dire che gli italiani hanno un fortissimo senso della convivialità e dello stare – bene – a tavola, e danno grande importanza al servizio: una caratteristica che non sempre contraddistingue i commensali stranieri”.

In cosa consiste il progetto Romeo Chef & Baker, il nuovo ristorante “polifunzionale”? Come è nata questa idea?

Romeo è nato nel 2012 nel quartiere Prati e, nel 2017, si è spostato nell’attuale sede di Testaccio, ingrandendosi. Il nuovo locale occupa 2000 mq ed è composto da tante ‘anime’. Infatti, oltre alla zona ristorante e cocktail bar, ospita la pizzeria Giulietta (dedicata alle tradizioni romana e napoletana), la gelateria Frigo, l’area gastronomia, una sala conferenze… insomma, è uno spazio che si presta a soddisfare le esigenze più diverse. L’idea alla base del progetto è proprio quella di rendere maggiormente varia e accessibile la nostra proposta“.

Come giudica la sua esperienza a Masterchef e come valuta questi tipi di reality?

È stata un’esperienza divertente. È bello vedere tanta passione e determinazione in concorrenti che di mestiere non fanno i cuochi. Sono favorevole a programmi come Masterchef, se contribuiscono ad avvicinare gente al mondo della Cucina; detto questo, le persone devono sapere che la vita reale all’interno di una brigata è un’altra cosa“.

Quanto è importante la formazione nel settore?

Direi che è fondamentale. Senza una solida preparazione non si va da nessuna parte: vale per qualunque lavoro, anche per quello di chef. Grazie all’Associazione Nazionale ‘Ambasciatori del Gusto’, di cui sono Presidente, io e tanti colleghi abbiamo la possibilità di parlare dell’argomento e cerchiamo di collaborare con istituzioni e scuole professionali per far crescere la qualità dell’offerta formativa. Non a caso, in occasione del primo convegno dell’Associazione, lo scorso ottobre, abbiamo dedicato a questo tema un apposito ciclo di interventi“.

Dato che è un fiume in piena, cosa possiamo aspettarci da lei nel prossimo futuro?

È vero, sono sempre pronta a cimentarmi in nuove iniziative! Chissà… Una parte del mio cuore è rimasta negli Stati Uniti. Ho preso ispirazione dai posti visitati nei miei viaggi per dare vita al progetto di Romeo e penso che un tipo di proposta simile possa essere molto apprezzato in una città come New York, per esempio… mai dire mai!“.

Ph. Credits Bowerman: Paul Read
Ph. copertina: We Rise Creative Studio

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