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Il “falso” pepe di Timut

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Lo chiamano pepe di Timut, in realtà è la buccia di una bacca. Molto profumata e dal colore vermiglio, questa “spezia” inebriante viene dal lontano Nepal, ma sta conquistando lentamente l’Alta Cucina nazionale e internazionale. Grazie infatti al suo particolarissimo e penetrante profumo agrumato, con sentori che ricordano il lime, il pompelmo e il frutto della passione, ma anche menta, basilico e fiori bianchi, si presta a tantissimi abbinamenti. Può accompagnare la frutta agrumata, i semifreddi a base di ananas, oppure può essere utilizzato nella tradizionale torta alle mele, come ingrediente della famosa “cacio e pepe” e persino in piatti di pesce. C’è chi lo utilizza per aromatizzare il gin tonic. Le bacche della pianta vengono lasciate essiccare al sole e rigirate continuamente su grandi vassoi di vimini, prima di essere pestate leggermente per accompagnare le pietanze. La particolarità di questa pianta è che è capace di addormentare temporaneamente le pareti della bocca, provocando una sensazione unica. I suoi benefici sono riconosciuti da più parti: oltre ad essere un prodotto diuretico, battericida e fungicida, il pepe di Timut favorisce la digestione, combatte la febbre ed è un toccasana per lo stomaco e la milza.

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