a cura di Caterina Canini
È innegabile come negli ultimi anni i social network abbiano cambiato radicalmente il modo in cui viviamo, ma soprattutto raccontiamo il cibo.
Piattaforme come Instagram e TikTok mostrano un universo pieno di piatti scenografici, ricette di pochi minuti e tendenze gastronomiche virali più spettacolo che reale sostanza. La cucina di fatto diventa spettacolo, dove il ristorante diventa il set di mini-film girati con smartphone e come giudici imparziali ed improvvisati, i miliardi di follower online che vedranno il piatto nascere.
Il vero dubbio rimane: questa trasformazione virtuale, è davvero un passo avanti che arricchirà la cultura gastronomica o sta riducendo la complessità che la caratterizza?
Le creazioni si stanno appiattendo, diventando puro intrattenimento visivo per le masse.
Il regno della “pirotecnia visiva”?
Per “pirotecnia visiva”, è fondamentalmente un’espressione metaforica che descrive l’uso di effetti spettacolari e altamente scenografici nella presentazione dei piatti, pensati più per “fare colpo” visivamente, che per esaltare realmente il gusto o la tecnica. In pratica l’estetica domina:
1. colori saturi e contrasti molto accesi;
2. impiattamenti estremamente elaborati che sembrano opere d’arte contemporanea;
3. effetti speciali come fumo, ghiaccio secco, fuochi o luci sgargianti;
4. consistenze o forme pensate per stupire subito l’occhio (anche la fotocamera);
La conseguenza è che il piatto ora, non deve solo essere buono ma deve essere anche fotogenico. È il frutto di un linguaggio immediato, che rende accessibile il cibo e molti, trasformando così la cucina in un contenuto “pop”, incastonato tra culture e nuove generazioni.
La velocità dei social però, rischia di mettere in secondo piano la sostanza, poiché tutta questa estrosità funziona benissimo online, penalizzando però la profondità del gusto, l’attenzione sulla tecnica e l’uso di materie di prima scelta: requisiti fondamentali per la realizzazione di un grande piatto.
Un piatto sfarzoso, accompagnato da un cocktail altrettanto articolato nella sua estetica, raccontano veramente il lavoro dietro ai fornelli che lo hanno creato?
Chef tra opportunità e resistenze
Molti cuochi della nuova generazione, hanno sfruttato i social come un vero e proprio trampolino di lancio. Hanno capito la possibilità che l’online poteva offrire, by-passando le tradizionali guide gastronomiche o la tv, costruendosi una community e intercettando clienti facendosi conoscere oltre i confini nazionali.
Postare un reel virale può veramente riempire un ristorante per settimane, così come l’hashtag giusto. Da Chef emergente a celebrità digitale su Instagram o TikTok quindi, può essere alla portata di tutti, certo, ma alla fine solo per i pochi che hanno saputo cogliere le tendenze del momento portandole al primo posto.
Questa particolare attenzione al pubblico, porta anche a una analisi sulla frangia di utenti e chef che non vede i social come alleato, infatti, vi sono persone e personaggi famosi che li considerano una distrazione. Essi sono convinti che l’essenza della cucina rimanga nell’esperienza reale, nel rapporto diretto con il cliente e nella forza del sapore che non necessita di filtri, like o effetti speciali.
La semplificazione a discapito dell’esposizione digitale è la chiave della nuova ristorazione allora? [
Numeri che parlano chiaro
I dati ormai dimostrano quanto i social1siano decisivi nelle scelte gastronomiche:
∙ Globalmente, 74 % delle persone usa i social per decidere dove mangiare
∙ 57 % prenota direttamente tramite questi canali.
In Italia, il 14,5 % dei turisti sceglie un ristorante influenzato dai social media , e circa 30 % degli italiani si lascia ispirare dai social (85 % su Facebook, 67 % su Instagram).
Inoltre, 22 % dei clienti ritorna in un locale spinti dalla presenza social attiva del ristorante.
Attraverso questi numeri, si evince come il valore democratizzante dei social fà scoprire gastronomie lontane, preparazioni tradizionali o piatti d’avanguardia utilizzando la logica del trend e favorendo ciò che è rapido da capire e condividere.
I social non sono più solo un optional per chi cucina quindi, ma uno strumento strategico per essere visibili, raccontarsi, e – sì – anche riempire le sale, tutto a discapito di ciò che richiede studio, lentezza e memoria.
Verso un nuovo equilibrio necessario
La vera sfida oggigiorno è trovare un equilibrio tra estetica e sostanza.
I social media, come già detto, possono diventare strumenti di entusiasmo e scoperta, capaci però solo di avvicinare il pubblico all’essenza di un piatto, alla storia dietro l’ingrediente o alla mano dell’artigiano che lo ha preparato realmente.
Un video dunque, non potrà mai sostituire l’esperienza di un piatto gustato dal vivo, ma è da riconoscere come esso oltremodo può essere la miccia che spinge qualcuno a sedersi a tavola, non fermarsi e voler scoprire l’autenticità dietro la sua immagine patinata.








