Nel cuore di Modena, tra le antiche mura del complesso San Paolo, in via Francesco Selmi 67, si apre una porta che conduce altrove. O forse, finalmente, a casa. Al di là di quella soglia, in un ex complesso monastico trasformato in ristorante, si diffondono profumi che raccontano il mondo: zenzero, coriandolo, platano grigliato, hummus, manioca arrostita, empanadas. Le mani che impastano, tagliano e mescolano sono quelle di donne migranti, spesso madri, che hanno dovuto trapiantare le proprie radici lontano dal Paese d’origine, alla ricerca di una nuova terra in cui rifiorire. Donne con sogni, speranze e il desiderio di costruire un futuro attraverso il lavoro.
Valorizzando il bagaglio di conoscenze e cultura che queste donne portano con sé — fatto di sapori, ricordi e tradizioni — nel 2021 nasce un progetto formativo ideato da Jessica Rosval, chef canadese già al fianco di Massimo Bottura all’Osteria Francescana, e Caroline Caporossi, presidente di AIW (Association for the Integration of Women). L’obiettivo è offrire ogni anno a sedici donne appassionate di cucina l’opportunità concreta di avviare una carriera nel settore dell’ospitalità.
ROOTS, “radici”, rappresenta l’evoluzione naturale di questo percorso: un concept sociale che dal 2022 celebra la diversità trasformandola in opportunità. Il ristorante propone un menu fisso che cambia tre volte l’anno, ispirato alle storie delle tirocinanti e sviluppato in collaborazione con Jessica Rosval. Al termine di ogni ciclo formativo, la brigata si rinnova e con essa anche il menu, creato insieme alle partecipanti. I piatti diventano così espressione delle tradizioni culturali delle aspiranti cuoche, trasformando ogni servizio in un’esperienza di condivisione, memoria e creatività.
Ogni portata racconta una storia autentica: un confine superato, una cultura che si intreccia con un’altra. Si passa dal riso jollof nigeriano con verdure italiane al bulgur turco arricchito da erbe locali, fino al couscous marocchino reinterpretato in forma di arancino. Ci sono le mani di Lilian, nata a Modena da genitori ghanesi, che raccontano una passione ereditata dalla madre, e quelle di Tahira, per cui servire il riso è un gesto d’amore, come nella sua terra d’origine.
C’è la storia di Mercy, che dopo aver completato il Culinary Training Program oggi lavora in un ristorante della città ed è diventata mentore volontaria per le nuove partecipanti. E quella di Zouhaira, tunisina, che racconta con emozione: «Quando gli italiani vengono a provare il nostro pollo Suya con salsa di arachidi, usano le dita per leccare il piatto. Proprio come in Africa. Quando mangiamo qualcosa di buono, siamo tutti uguali».
In queste parole si racchiude l’essenza di ROOTS: un luogo dove non si impara soltanto a cucinare, ma anche a credere in sé stesse. Qui il vero profumo è quello delle storie, fatte di attese, sogni, relazioni e conquiste. È uno spazio in cui la diversità diventa valore e l’incontro tra culture genera bellezza, innovazione e umanità. Una casa per chi ha attraversato il mondo inseguendo un sogno e oggi può finalmente condividerlo con gli altri, attraverso un piatto e un sorriso.
Caroline Caporossi ama ricordare la storia della sua bisnonna, emigrata dalla Calabria in America nel 1902. Anche lei, come molte donne oggi a Modena, portava con sé una valigia piena di ricordi, ricette e speranze. «Vogliamo offrire a chi arriva qui la stessa opportunità — spiega — vogliamo che le loro storie siano ascoltate e che possano mettere radici e prosperare in una nuova terra, senza dimenticare le proprie origini».
ROOTS è formazione, mentoring, crescita, ma anche rinascita. È ristorante, spazio eventi e laboratorio educativo. Il 100% delle quote associative sostiene l’impatto sociale di AIW, che opera in collaborazione con una rete di partner attivi sul territorio modenese. Anche chi sceglie di mangiare al ristorante — o di organizzare un evento privato — contribuisce concretamente al progetto.
Chiunque desideri partecipare a questa missione può farlo anche attraverso una donazione sul sito weareaiw.org. Perché esistono luoghi che nutrono solo il corpo, ed altri che nutrono le persone, le relazioni e le possibilità. Da ROOTS, il cibo diventa racconto, riscatto e futuro: radici che non trattengono, ma permettono di crescere.
Ph. credits: Gloria Soverini





















