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Pokè mania: nuovo trend o moda passeggera?

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Si scrive poké, si pronuncia poh-kay, e noi Italiani lo abbiamo personalizzato pokéi. É un piatto tipico della cucina hawaiana a base di pesce crudo “tagliato a cubetti”, come suggerisce l’etimologia del nome, servito in una ciotola (bowl) composta su misura in base ai propri gusti. Nato fra le onde dei surfisti nelle lontane isole Hawaii, è preparato tradizionalmente con polpo, tonno o salmone. Il pesce è senza lische, tagliato a quadrotti e non a fettine. Nasce come piatto povero dei pescatori, che erano soliti prepararlo con gli scarti del loro pescato e mangiarlo come spuntino e quindi nella ciotola ci finiva un po’ quello che c’era. I condimenti del poké hanno subito influenze giapponesi e asiatiche: infatti viene realizzato con salsa di soia, alghe, olio di sesamo, a cui però si aggiungono, il furikake, un misto di pesce e alghe essiccati con semi di sesamo, pezzetti di peperoncino secco o fresco, uova di pesce, oltre che a verdure, spezie del Pacifico e cipolle Maui.
Molto diffuso al Nord, con la Lombardia in vetta alla lista dei consumatori, è, secondo il rapporto annuale sulla ristorazione FIPE (Federazione Italiana pubblici esercizi), il cibo più ordinato nel 2018. Variopinto, fotogenico, protagonista sui social, è davvero trendy e gettonato nelle consegne a domicilio, tanto che alcune APP di delivery gli hanno dedicato una sezione a parte.
Secondo una ricerca condotta da TheFork, app numero uno di prenotazione online di ristoranti, in collaborazione con Doxa è emerso che il 2019 è stato l’anno dei superfood e degli ingredienti funzionali, mentre secondo Uber Eats, azienda che in tutto il mondo ha consegnato oltre 1 miliardo di ordini, al primo posto della classifica dei cibi che gli Italiani hanno ordinato di più nel 2020 fino ad oggi, c’è il poké.
La peculiarità della Poke bowl è la creatività racchiusa in un’esplosione di sapori e colori che stuzzicano il palato oltre che agli innumerevoli hashtag tra cui #pokebowl, che ha circa 500.000 immagini. A fare la fortuna di questa specialità hawaiana è la sua freschezza, gli ingredienti semplici e delicati, la sua praticità, caratteristiche concentrate in un piatto rinfrescante e nutriente ideale per un pasto leggero, ultra vitaminico e proteico. Il contenuto di grassi è davvero bassissimo, così come quello delle calorie. Bello da vedere ma soprattutto buono da mangiare, nelle isole d’origine divenne popolare attorno agli anni settanta: si può gustare ovunque e viene preparato con pesce crudo marinato, in genere tonno, olio di sesamo, riso bollito, cipolla dolce del Maui, avocado, noci Macadamia, peperoni, peperoncino, con l’aggiunta a volte di alghe o uova di pesce. Concepito per essere consumato sulla spiaggia, tra un tuffo nell’oceano ed una tintarella sotto il sole cocente del Pacifico, ha conquistato prima gli Stati Uniti ed oggi si affaccia in Europa.
Ma perché tanto successo? La Poke Bowl più che un piatto è una filosofia che ha conquistato i palati di tutto il mondo perché è una pietanza equilibrata e salutare che unisce l’allure della cucina giapponese all’appagamento del cibo di strada. É un piatto molto versatile che si presta a moltissime varianti e dai prezzi contenuti, al contrario del supernoto cugino nipponico. Poi c’è l’abitudine, ormai consolidata da anni di consumare il pesce crudo con il riso. Insomma, un alimento goloso, di qualità, veloce da preparare, che ha tutti gli elementi per un pasto completo di carboidrati, proteine e vitamine e allo stesso tempo leggero e nutriente. Ottimo sia come antipasto che come piatto principale, è assolutamente invidiabile nelle qualità nutrizionali.
Il poké hawaiano è considerato una specialità super-healthy, e questo lo rende ancora più appetibile anche ai Millenials, che sono molto più attenti alla salute e alla qualità del cibo di quanto si pensi. Benessere, sapore e internazionalità, questo èil Poké, la nuova passione food arrivata dalle Hawaii che non sembra destinata ad essere una moda passeggera.

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