Marco Carrubbo è uno chef di bordo con una carriera ricca di esperienze internazionali e un amore sconfinato per la cucina e il mare. Oltre a lavorare su navi di diversa tipologia, si occupa anche di formazione, trasmettendo la sua passione e le sue competenze alle nuove generazioni. Lo abbiamo intervistato per conoscere meglio la sua storia e il suo lavoro.
“La passione per la cucina è nata quando ero bambino, avevo circa cinque anni,” racconta Carrubbo. – Era il periodo di Carnevale e mia madre stava preparando le chiacchiere con il sanguinaccio, una salsa a base di cioccolato. Cercavo di rubare un po’ di cioccolato, ma mia madre mi beccò e, invece di sgridarmi, mi disse: ‘Visto che vuoi assaggiare, provalo con una chiacchiera’. Quando l’assaggiai, esclamai che volevo diventare un cuoco!”
Quella decisione fu definitiva. “Quando arrivò il momento di scegliere la scuola superiore, dissi ai miei genitori che volevo fare l’alberghiero, altrimenti non sarei andato a scuola. Accettarono, a una condizione: se fossi stato bocciato, mi avrebbero cambiato istituto. Fortunatamente, non accadde mai, e così iniziai il mio percorso da cuoco.”
Dopo il diploma all’istituto alberghiero di Napoli, Carrubbo ha avuto esperienze in Turchia, Egitto, Svizzera e in diverse parti d’Italia. “Viaggiare permette di scoprire nuove tecniche e ingredienti, ma soprattutto di apprendere metodi diversi per lavorare quelli che già conosci. Per uno chef di bordo è essenziale: bisogna essere pronti a soddisfare richieste di ogni tipo, da piatti italiani a specialità asiatiche o arabe.”
Lavorare all’estero a soli 17 anni ha rappresentato una sfida importante per Carrubbo. “Il problema più grande? La lingua. Non sapevo l’inglese e mi ero portato un dizionario, ma all’inizio non capivo nulla. I colleghi mi parlavano e io continuavo a sbagliare. Era frustrante. Ma quando sei costretto a imparare una lingua, la impari. Tornai in Italia con un buon inglese e persino un discreto turco!”
Dal 2008 Carrubbo ha scelto di lavorare sulle navi. “Ho sempre voluto navigare – sottolinea lo chef – forse per la passione per il mare o per il desiderio di scoprire posti nuovi. Navigare regala emozioni uniche, difficili da spiegare a parole. Bisogna viverle.”
Negli anni ha lavorato su traghetti, navi a vela e yacht privati, adattandosi alle esigenze di ciascun tipo di imbarcazione. “Sui traghetti si lavora in grandi brigate, con una gerarchia simile a quella militare – spiega. – Le cucine sono grandi e ben organizzate, con attrezzature per la grande ristorazione. Le navi a vela, invece, hanno spazi ridotti e una gestione più metodica, soprattutto se noleggiate per eventi come matrimoni o team building. Gli yacht, infine, puntano al lusso assoluto: lo chef deve soddisfare ogni richiesta dell’armatore o del charterista, anche improvvisando un sushi o un barbecue all’ultimo momento.”
Gestire una cucina su una nave presenta difficoltà uniche. “La logistica è fondamentale. Gli approvvigionamenti devono essere pianificati nei porti di scalo o, se siamo all’ancora, devono essere trasportati con il tender. Gli spazi sono ristretti e bisogna garantire la stessa qualità di cibo sia agli ospiti che all’equipaggio, che vive a bordo e ha bisogno di una dieta sana ed equilibrata per lavorare al meglio.”
Carrubbo ha vissuto esperienze straordinarie, come gli otto anni trascorsi sulla Signora del Vento, una nave scuola su cui ha organizzato eventi importanti. “I matrimoni erano i più impegnativi ma anche i più gratificanti. Ricordo un matrimonio di due giorni con 50 ospiti cechi: volevano un buffet continuo, anche di notte. Fu un lavoro intenso, ma alla fine vedere la loro soddisfazione ha ripagato ogni sforzo.”
Poi, Marco entra nel vivo della sua professione di chef di bordo: “La gestione della cambusa è cruciale per garantire freschezza e qualità. Bisogna pianificare bene: ortofrutta a maturazione scaglionata, carne e pesce sottovuoto per ottimizzare lo spazio e scegliere le scorte in base alla durata della navigazione. Adattare il menù alle esigenze di ospiti ed equipaggio è altrettanto importante. Ascoltare è la chiave. Non impongo mai le mie idee: se un ospite preferisce la cucina asiatica, non gli propongo piatti italiani a tutti i costi. Stesso discorso per intolleranze e preferenze alimentari.”
C’è un piatto che mette tutti d’accordo a bordo?- gli chiediamo -. “La pizza! La preparo in almeno quattro gusti diversi ed è sempre un successo, indipendentemente dalla nazionalità.”
Con un bagaglio di esperienze variegato e una passione autentica, Marco Carrubbo continua a solcare i mari, portando con sé la sua arte culinaria e il desiderio di rendere
ogni viaggio un’esperienza gastronomica indimenticabile.









