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Intervista a Hirohiko Shoda, la magia della cucina giapponese

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Intervista a Hirohiko Shoda

Entusiasmo da vendere, tecnica, creatività e un amore smisurato per la Cucina, anzi per le culture culinarie di tutto il mondo. Hirohiko Shoda è tutto questo e tanto di più. Basta osservarlo mentre è all’opera per rendersi conto di quanto cucinare per lui sia una filosofia, uno stile di vita ben preciso, con tante regole e una continua ispirazione.

Chef giapponese, noto per il suo programma di cucina Ciao, sono Hiro su Gambero Rosso Channel e autore del Master Japan, corso professionale di cucina giapponese distribuito presso la scuola Italian Food Academy e in varie altre accademie di cucina italiane, i suoi piatti sono un viaggio, una suggestione, influenzati dalla cultura orientale, supportati da studi internazionali e realizzati con ingredienti mediterranei.
Il suo amore per la musica, che ha studiato da ragazzo, rientra prepotentemente nelle sue creazioni, vere e proprie sinfonie da gustare coi sensi. L’esperienza con l’alta ristorazione gli ha permesso di affinare e “contaminare” positivamente la tecnica, dando inizio all’esplosione di uno stile particolarissimo e personale, basato sul rigore e sulla fantasia, un ossimoro che con Hirohiko, o meglio Hiro, diventa vincente.

Ma quello che più caratterizza questo chef tanto amato in Italia, è il suo entusiasmo travolgente che è un approccio immanente al suo modo di lavorare, sempre attento e in fase di ascolto, pronto a recepire stimoli da chiunque e da qualsiasi cosa. Una caratteristica che mette nelle sue lezioni di cucina giapponese, tanto apprezzate dai giovani aspiranti chef.

Intervista a Hirohiko Shoda

D.L.: Come è nata la tua passione per la cucina?

H.S.: “Osservando mia madre che cucinava per me e per i miei fratelli. Mi ha trasmesso l’interesse, la cura e il rispetto delle cose e degli alimenti. Negli anni ’80 cominciava a diffondersi in Giappone la “nuova cucina”, non più solo cucina pura, tradizionale giapponese, ma quella occidentale, contaminata da tante culture antiche e diverse come quella italiana, spagnola, francese, mediorientale. Avevo 18 anni, ne fui così attratto che lasciai la scuola di musica per frequentare quella di cucina. Ed è cominciato tutto da lì”.

D.L.: Qual è stata la tua formazione?

H.S.: “Dopo il diploma di scuola superiore, a 19 anni, mi sono trasferito a Osaka, dove ho frequentato una delle più prestigiose accademie internazionali di formazione culinaria. Poco dopo ero già capo chef presso il più importante ristorante di alta cucina italiana in Giappone, il Ponte Vecchio di Osaka, vincitore di numerosi premi internazionali”.

D.L.: Qual è stata la tua esperienza più significativa nel settore?

H.S.: “Il Periodo passato a Padova nel ristorante tre Stelle Michelin, “Le Calandre” è stato un’opportunità di collaborazione con lo chef Alajmo, che ha determinato poi una scelta fondamentale nella mia vita: lasciare il Giappone e una carriera già consolidata per trasferirmi in Italia, un mondo così lontano, ma che mi affascinava da sempre”.

D.L.: Chi è stato il maestro che ricorderai per sempre?

H.S.: “Difficile indicarne un solo, perché amo tutta la cucina del mondo. Ho sempre studiato e approfondito la cucina internazionale, da oriente a occidente, a partire dal maestro giapponese Jirō Ono, artista supremo della cucina giapponese, passando a quella classica e allo stesso tempo rivoluzionaria del maestro Gualtiero Marchesi, a quella storica ed eccellente del maestro Paul Bocuse, padre della cucina francese, fino a quella più moderna e innovativa di Ferran Adrià e Joel Robuchon, tutti uomini che con il loro coraggio e talento hanno avviato un’evoluzione in questo settore”.

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