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L’anima bella della cucina

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L’incontro con Micaela Di Cola “Mikychef”.

Quando la vita ti ha dato un talento e la passione per coltivarlo, può sembrare a tutti che la strada da percorrere sia tutta in discesa. Ma se oltre al talento, quella stessa vita ti ha donato la bellezza, allora le cose si complicano. Perché, anche se dovrebbe essere solo retorica nel ventunesimo secolo, in realtà accade ancora, da qualche parte, che le persone “belle” debbano anche dimostrare di essere brave. Per Micaela Di Cola tutto questo è avvenuto in modo naturale. Lei di bella è bella, anzi bellissima, non solo per il suo fascino elegante e mediterraneo e per i suoi grandi occhi chiari; la sua bellezza è nell’aspetto ma soprattutto nell’animo di una donna tenace e sensibile, che non ha mai smesso di rimboccarsi le maniche, sia che questo significhi guidare una brigata per un evento importante o accorrere nelle zone terremotate di Amatrice e Leonessa per dare il proprio apporto durante i giorni dei soccorsi e dove le hanno conferito la medaglia al valore civile. Un rispetto per la professione che si nutre dell’entusiasmo dato dal suo lavoro, oltre che di un’inesauribile voglia di sperimentare e migliorarsi. Se pensate di fermarla, vi illudete, lei che è instancabile, pura energia, un vulcano in piena di idee e iniziative. Romana di origine, Micaela Di Cola (in arte Mikychef) ha sicuramente un gene legato al mondo della cucina, che ha ereditato dalla famiglia e che l’ha portata negli anni in giro per il mondo. Oggi è un Executive Chef che si divide tra Roma, Milano, Parigi, Saint Tropez, Bangkok e Cape Town; è consulente per start up di ristoranti, home economist per pubblicità, cinema, tv, è un personaggio noto e apprezzato nel panorama culinario approdato sul piccolo schermo ed è il nuovo volto di Armony. Ha curato una rubrica di cucina in pillole su radio m2o (gruppo Espresso) intitolata “Giovedì Gnocchi”, all’interno del programma “A qualcuno piace presto”. intervista-di-cola-foodlifestyle Per lei la cucina è un “viaggio, una contaminazione continua fatta di persone, di cose buone, di incontri.” Abbiamo voluto incontrarla anche noi per capire subito, in una chiacchierata gustosa, quanta professionalità, generosità e talento appartengano al suo modo di essere. All’inizio della sua carriera, si è ispirata a qualche chef in particolare? Beh all’epoca ero affascinata dalla mia famiglia, avendo avuto tanti ristoranti, il loro approccio con il cibo era maniacale. Crescendo ho portato avanti la loro filosofia. I miei piatti sono molto “maschili”, lineari, puliti senza tanti fronzoli. Ho avuto la fortuna di lavorare con tanti colleghi e amo cenare dai più grandi nel tempo libero. Ogni giorno è fonte di ispirazione. Credo non ci si debba mai sentire arrivati: è in quel momento che la fantasia muore. L’ispirazione deve essere continua e la si può trovare in tante piccole cose se si ha l’umiltà di guardare il mondo con gli occhi pieni di curiosità. Qual è la filosofia alla base della sua cucina? Prodotti di stagione, materie prime eccelse, fresche. Rispetto dei prodotti e dei territori… insomma, non deve esserci la voglia di stupire a tutti costi ma quella di sicuro di fare bene. Un prodotto che non può assolutamente mancare nella sua cucina? Le erbe aromatiche, i germogli, il pesce ma soprattutto una buona pasta. Sono romana! I primi piatti sono la nostra storia, la nostra cultura culinaria. Per i suoi progetti si divide tra Italia, Francia, Thailandia e Sudafrica. Che differenze ci sono tra i clienti di tutti questi Paesi? Dico sempre che vanno educati, anzi meglio, guidati. Quando siedono alla tua tavola devono provare la tua idea di cucina. Sarebbe impensabile e anche un po’ deludente accogliere qualcuno che ti chiede di preparare qualcosa che già conosce o che non ti appartiene. Il massimo è quando un cliente si siede e ti dice: fai tu! È in quel momento che si concede un’esperienza unica… perché si affida, si lascia trasportare. Quando io stessa vado fuori, lascio sempre che mi guidino. Alcune volte, lo ammetto, anche un po’ per pigrizia: fa piacere che sia qualcun altro a scegliere per me, visto che per lavoro devo sempre scegliere io per tutti. Tra le varie attività che svolge, qual è quella che la entusiasma di più? Difficile dirlo… si tratta sempre di cucina. Che sia servita al tavolo di un ristorante o sul set di un film, la mia attività è sempre e solo cucinare…e io la adoro! Essere un Executive Chef è faticoso ma decisamente gratificante: vedere i volti dei clienti soddisfatti ti ripaga di tutta la fatica profusa. Il lavoro di Home Economist allo stesso modo è millimetrico, un piatto deve essere prima tutto perfetto alla vista. E spesso lo si deve riprodurre decine di volte prima che il regista dia lo stop. Ma anche questo è per me entusiasmante. Qual è la sfida che non pensava di vincere e invece può dire di avercela fatta? Non ho dubbi: svolgere il lavoro che amo. È un mondo ancora molto maschile ed emergere non è semplice. Ho temuto di non farcela. Ma non sono una che molla. Ho tenuto duro e sono partita da zero, con la sola voglia di fare. Veder riconosciuto il mio impegno nella selezione e valorizzazione delle materie prime del territorio è stato uno dei riconoscimenti che ho apprezzato maggiormente. Essere Ambasciatori significa svolgere un ruolo importante e i clienti che si affidano a te sanno che gusteranno qualità. Un consiglio per chi vuole intraprendere questa carriera… Studiare. È il consiglio che darò sempre. In giro è pieno di persone impreparate. Oggi basta avere qualche soldo in tasca per decidere di aprire un ristorante al grido di “che ce vo”. Sono scelte non vincenti, ma fallimentari. A meno che non si decida di affidarsi a dei professionisti. Progetti in cantiere? Dunque, la Tv l’ho già sperimentata e indubbiamente è stato un gran trampolino che mi ha avvicinato a un pubblico eterogeneo, facendomi entrare nella quotidianità. Ancora oggi mi scrivono per avere ricette, consigli. Posso svelare che ho un nuovo sogno del cassetto, che unisce la cucina alla musica e che è legata a mio marito, ma non posso anticiparvi di più, se non che il logo è già pronto!

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