“Il cibo è lingua universale, la cucina è ponte culturale”: non è solo una dichiarazione d’intenti, ma il cuore pulsante di Futura 2026, la tre giorni che ha riunito a Trieste alcune delle voci più autorevoli della gastronomia italiana e internazionale. Un evento che ha saputo trasformare la cucina in un racconto collettivo fatto di radici, identità e visioni condivise.
Una comunità che cresce e si rinnova
Ad aprire l’edizione 2026 è stata l’assemblea annuale degli Ambasciatori del Gusto, che quest’anno celebra anche il suo decennale. Con l’ingresso di 28 nuovi Associati e 7 Partner, la rete supera oggi i 250 professionisti: chef, produttori, narratori e imprenditori uniti da un obiettivo comune, promuovere la cucina italiana come patrimonio culturale vivo.
Un progetto che, come ha ricordato Gianluca De Cristofaro, si fonda su coerenza, memoria e responsabilità, elementi chiave per costruire un’eredità che guarda lontano.
Trieste, crocevia di culture e sapori
Non è un caso che Futura 2026 abbia scelto Trieste come palcoscenico. Città di confine per eccellenza, sospesa tra Mitteleuropa e Mediterraneo, Trieste incarna perfettamente il concetto di contaminazione culturale.
Qui, tra architetture austro-ungariche e tradizioni marinare, i partecipanti hanno potuto vivere un’esperienza immersiva, riscoprendo come il territorio influenzi profondamente la cucina e viceversa.
Dieci anni di visione gastronomica
Il convegno “Radici, Confini, Visioni” ha rappresentato il momento centrale dell’evento, non solo per riflettere sul futuro, ma anche per celebrare i dieci anni degli Ambasciatori del Gusto. Un percorso iniziato nel 2016 e passato attraverso tappe simboliche come la Settimana della Cucina Italiana nel Mondo fino alle imminenti Olimpiadi Milano Cortina 2026.
Un cammino che ha rafforzato l’idea della cucina come linguaggio universale, capace di raccontare storie e costruire relazioni.
Un riconoscimento internazionale
Tra i momenti più intensi, il conferimento del titolo di Ambasciatore del Gusto Benemerito a Stanley Tucci. Con la sua consueta eleganza narrativa, Tucci ha sottolineato come la cucina italiana sia “straordinaria perché racconta storie di persone, territori e relazioni”, ribadendo il suo ruolo di ponte tra culture.
Identità e innovazione: il dialogo tra chef
Il confronto tra grandi protagonisti della cucina contemporanea – Antonia Klugmann, Carlo Cracco, Cesare Battisti e Alessandro Gilmozzi – ha acceso il dibattito su temi centrali: identità, creatività e responsabilità.
Il confine, da limite, diventa opportunità. La tradizione non è vincolo, ma materia viva da reinterpretare. E la cucina si conferma laboratorio di futuro, dove etica e innovazione convivono.
Uno sguardo globale sulla sostenibilità
A portare una prospettiva internazionale è stato Maurizio Martina, in collegamento dalla FAO. Il suo intervento ha inserito la cucina italiana nel contesto delle grandi sfide globali: sostenibilità, sistemi agroalimentari e tutela delle identità locali.
Un richiamo importante: in un mondo sempre più standardizzato, le tradizioni gastronomiche rappresentano un presidio di autenticità.
La convivialità come linguaggio universale
La Cena di Gala ha incarnato perfettamente lo spirito di Futura: condivisione, eccellenza e memoria. Ai fornelli, nomi iconici come Chicco Cerea, Carlo Cracco, Marco Sacco e Lele Usai hanno dato vita a un racconto gastronomico collettivo, celebrando anche i fondatori dell’associazione.
Il rituale del caffè, tra storia e identità
A chiudere l’evento, un viaggio sensoriale dedicato al caffè insieme a Essse Caffè, omaggio alla tradizione triestina. Qui, ogni tazzina diventa racconto: di rotte commerciali, incontri e culture che si intrecciano.
Futura: molto più di un evento
Realizzata con il supporto di PromoTurismo FVG e del Comune di Trieste, Futura 2026 si conferma una piattaforma di pensiero oltre che un evento.
Un luogo dove la cucina smette di essere solo tecnica o estetica e si afferma come linguaggio universale, capace di connettere persone, territori e visioni.
Perché oggi più che mai, tra radici e futuro, è proprio a tavola che si costruiscono i ponti più solidi.











