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Food truck gourmet: quando lo street food diventa esperienza gastronomica

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A cura di Giuliana Lorè

Un tempo esistevano i paninari, camioncini piuttosto grandi con colorate luci al neon che si aprivano su un lato e davano ristoro a giovani esuberanti desiderosi di un panino “gozzo” dopo una serata in discoteca o da consumare prima di entrare allo stadio, per una partita della squadra del cuore o il concerto del cantante preferito.
Da “Maradona”, dal “Baffo”, dalle “Luride”, al “Tribunale”: ognuno aveva il suo posto di fiducia, quello dove rifugiarsi stanco, felice ma affamato dopo una serata di baldoria con gli amici.
Il successo di questi luoghi spartani di ristoro era dato da un mix di fattori diversi: la simpatia del paninaro (solitamente un uomo panzuto in maglietta bianca affiancato da moglie/compagna alla cassa, che con maestria seguiva le ordinazioni e riempiva di salse il pane appena scaldato), la possibilità di sedersi (non importava se era sul marciapiede di fronte o su tavolini di plastica, l’importante era riposare le gambe!), la comodità nel raggiungerlo: i migliori non erano mai subito fuori da un locale ma in punti strategici di passaggio dal centro della città verso la periferia dove il parcheggio un po’abusivo non doveva bloccare la circolazione.
Ma la ristorazione, da ormai una decina di anni, ha subito una crescita esponenziale e sono salite le esigenze dei consumatori: grazie a programmi tv di vario genere, tutti ci sentiamo un po’ critici gastronomici e andiamo alla ricerca continua di qualcosa di particolare in ogni momento.
Ecco allora che nasce il food truck gourmet: piccoli camioncini, a volte proprio minuscoli, danno vita a una esperienza culinaria fatta di buon cibo con ingredienti ricercati e materie prime di grande qualità.
La varietà, in questi casi, viene lasciata da parte per favorire una specializzazione nella preparazione di un solo prodotto con poche deviazioni: ad esempio patatine fritte con tagli e consistenze diverse, o pizze dai pochi ingredienti ricercati, o ancora hot dog di vario genere magari conditi con cipolla caramellata e maionese aromatizzata al lime.
Ma i baracchini itineranti oggi non sono più solo il tempio del tipico american food (hot dog, patatine fritte, hamburger, ecc.): tale cucina ormai è stata affiancata da venditori di prelibatezze locali, o quanto meno italiane, con l’utilizzo di prodotti DOP, IGP, STG e PAT.
Complice l’EXPO del 2015, Milano si è fatta promotrice di questo tipo di ristorazione: durante l’esposizione universale infatti erano stati numerosissimi i piccoli food truck (alcuni erano delle vecchie Ape modificate per l’intento) che servivano prodotti super specifici e che era possibile gustare camminando tra i vari padiglioni o sedendosi in uno dei numerosi punti di ristoro.
Il comune meneghino ha successivamente aperto dei bandi per l’allestimento di 50 baracchini itineranti atti alla vendita di street food con caratteristiche ecofriendly e vantaggi fiscali non indifferenti.
Per chi vuole intraprendere questa attività l’investimento iniziale non è alto e per lo più riguarda la customizzazione del baracchino; il food cost, poi, è in genere basso proprio per l’alto grado di specializzazione, che permette di comprare solo pochi ingredienti e di conservarli in spazi ristretti. Ma infondo qualcosa nel tempo non è cambiato: la simpatia, la localizzazione e la possibilità di accomodarsi saranno sempre le carte vincenti per un food truck di successo.

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