a cura di Gianluca Gervasoni
Come il mangiare sano e con criterio è diventato “nuovo” trend
Mangiare oggi non è più una semplice questione di fame. È un atto politico e partigiano, carico di significati, una scelta che può raccontare chi siamo, come stiamo e in che direzione vogliamo andare. Eppure, in mezzo a tutte le etichette che negli ultimi anni ci siamo messi addosso e che seguivano le mode del momento — vegano, onnivoro, vegetariano, crudista, fruttariano, paleo, keto — forse ci stavamo dimenticando una cosa: la libertà.
Nei trend del 2025 ha iniziato a farsi spazio una parola che suona strana, quasi ibrida, ma che dice tanto: flexitarianesimo. Un modo di mangiare che non ti chiede di schierarti, ma di ascoltarti. Un termine che forse vuole sforzarsi di dare nuova identità ad un concetto che si è sempre posseduto, quello dell’equilibrio che ad esempio la dieta mediterranea ha sempre avuto.
In cosa consiste essere “flex”
È mangiare con equilibrio. Preferire i vegetali alla carne, ma senza sensi di colpa se ogni tanto ti concedi una carbonara. È scegliere alimenti più sostenibili, provare nuovi sapori, ridurre gli eccessi senza rinunciare al piacere. Non c’è un manuale, non ci sono giorni si e giorni no. Ci sei tu, con la tua testa, il tuo corpo, la tua idea di benessere. E questo lo rende profondamente contemporaneo: una scelta che si adatta, si evolve, respira con te. Perché siamo stanchi delle regole rigide. Perché vogliamo vivere bene, senza doverci spiegare ogni volta. E anche perché oggi abbiamo accesso a una varietà di ingredienti, culture e cucine che ci permettono di giocare con ciò che mangiamo. Un giorno prepari un curry di ceci con latte di cocco e zenzero, l’altro esci con gli amici e prendi una pizza con la salsiccia piccante. E va bene così.
C’è anche una questione ambientale
Non è solo una questione di gusto o salute ovviamente. Oggi una buona alimentazione non può prescindere dalla sostenibilità, come avviene in ogni settore. Il flexitarianesimo è anche una risposta gentile e concreta alla crisi climatica. Meno carne significa meno emissioni, meno spreco d’acqua, meno deforestazione. Non serve diventare eroi, basta fare una scelta più consapevole, un piatto alla volta.
E poi chi lo dice che si tratta di piatti tristi, oggi la cucina prevalentemente vegetale è una delle più innovative ed originali. Mangiare vegetale è creativo, colorato, sorprendente. I piatti flexitariani non a caso sono belli da vedere, buoni da mangiare e spesso più leggeri da digerire. La creatività in cucina è esplosa: burger di legumi, pasta con sughi alternativi, dessert vegani che non fanno rimpiangere nulla. Tutto questo non solo nelle case, ma anche nei ristoranti, nei delivery, nei supermercati. Il cambiamento è ovunque.
In altre parole, il flexitarianesimo è questo: un modo più umano, più reale, più gentile di stare a tavola. Un invito a fare pace con ciò che mangiamo, a mangiare meglio per noi e per tutto quello che ci sta intorno. Un’antica saggezza che a noi sembra forse rivoluzionaria, ma che per i nostri nonni era la regola di ogni giorno.








