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Dal lontano Friuli al Brasile il passo è breve, se ti chiami Davide Larise e hai nel sangue quella sana irrequietezza, quella sete di conoscenza che ti porta inevitabilmente a fare del viaggio il tuo pane quotidiano, così come, della scoperta e soprattutto dell’incontro con altre culture e del confronto che passa inevitabilmente dalla buona Cucina.

Il giovane sous chef del Joia, allievo di Marchesi prima e di Leeman poi, ci racconta le esperienze fatte e i progetti futuri, a partire dal libro, che sarà pronto con ogni probabilità a fine anno, scritto proprio con Pietro Leeman.

Si tratta di un progetto che avevamo in mente da un po’: un volume scritto a quattro mani sulla cucina vegetariana. Un tomo globale che raccoglie l’esperienza trentennale del Joia. Il volume sarà molto tecnico e consterà di capitoli in cui vengono analizzati non solo i prodotti, ma anche le tecniche, ‘i ferri del mestiere’, la struttura stessa della Cucina. Un supporto valido per tutti quei giovani professionisti che vogliono conoscere questo tipo di Cucina, che non è soltanto salutare, ma anche di alto livello”.

Non può poi non farsi riferimento all’esperienza che Davide Larise ha vissuto in Brasile, reduce da un periodo in giro per le città di Sao Paulo, Natal e Salvador, dove ha tenuto corsi di cucina vegetariana e vegana e ha avuto modo di far conoscere l’italianità dei suoi menù in ristoranti del posto. “È stata un’esperienza molto costruttiva e importante, sia dal punto di vista professionale che umano. Un’occasione che mi ha permesso di confrontarmi con una realtà, quella brasiliana, notoriamente onnivora, sempre più interessata ad una Cucina organica, biologica, senza glutine, quindi più sana. Questo significa che sta cambiando il modo di mangiare e di avere consapevolezza del cibo anche in luoghi dove sembrava essere radicato un certo approccio alimentare. E questa nuova consapevolezza sta pian piano armonizzandosi con la territorialità, quindi si può parlare davvero di una nuova cultura del cibo e della Cucina”.

E non sono le uniche “cose” che bollono nella pentola di Davide Larise, che conclude: “Inizierò a breve a lavorare come consulente per la ristorazione sensibile e interessata alla Cucina naturale; proseguirò la mia attività di docente con alcuni enti, come Italian Food Academy, nonché la collaborazione con riviste di settore e soprattutto inizierò una collaborazione con medici e nutrizionisti per diffondere il messaggio di una cucina sana…e poi, chissà, non escludo altre sorprese”.

È un addio al Joia, quindi? Gli chiediamo prima di congedarci. “Non è possibile parlare di addio nei confronti di una realtà alla quale devi tanto e che è stata parte della tua vita per tanto tempo. Il Joia è casa per me e il mio rapporto con lo chef Leemann è sempre di grande stima e piacevole confronto. Per cui, anche se intraprenderò un percorso mio, non escludo che si avrà modo di lavorare assieme ad altri progetti”.

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