Milano e Roma hanno fatto da apripista con un roadshow che ha coinvolto i migliori bartender, ma il messaggio è nazionale: Almave, il distillato analcolico di agave blu co-creato da Lewis Hamilton con Casa Lumbre, entra ufficialmente nel mercato italiano con distribuzione esclusiva Pernod Ricard Italia. Un’alternativa zero-alcol pensata per preservare il carattere dell’agave in miscelazione e nel consumo liscio.
Sono declinazioni ampiamente attese nell’universo spirit. Che il mercato stia sempre più spingendo in questa direzione lo dicono i dati e lo dicono i report sul “bere giovane”. La loro non è una rinuncia totale all’alcol, sarebbe fuorviante e del tutto scorretto pensarlo. Si tratta piuttosto di una ricerca di alternative sperimentali, novità che cerchino il giusto compromesso tra dieta e divertimento, un equilibrio che passa giocoforza dalla qualità.
L’idea alla base del progetto è quindi corretta e lungimirante, una vocazione imprenditoriale che non è una novità in F1 e ormai è la regola in Casa Ferrari. Basti pensare a Lec, brand di gelati dietetici per sportivi, co-fondato da Leclerc. Non operazioni commerciali, ma investimenti strategici e ispirati.
Cos’è Almave (e perché non si può chiamare tequila)
Almave è un distillato analcolico di blue Weber agave o agave azul prodotto a Jalisco, Messico. Il nome deriva dalla parola spagnola alma, anima. Non è tequila per una ragione regolatoria e tecnica: non prevede fermentazione alcolica, quindi non genera etanolo. Il profilo aromatico si costruisce con cottura e lavorazione dell’agave e successive distillazioni con acqua mirate al solo estratto sensoriale. Due referenze di lancio: Blanco (pensata per la miscelazione) e Ámbar (più strutturata, da sorseggio o cocktail spirit-forward).
Entrambe portano la firma di un maestro, il master distiller e imprenditore messicano Iván Saldaña. Un conoscitore esperto della materia prima e dei territori, che vive a contatto con le piantagioni maguey da quando era bambino. La collaborazione col pilota Ferrari gli ha permesso di esplorare per la prima volta l’opzione no-alcol, una sfida che ha raccolto con iniziale scetticismo prima e con la passione che lo contraddistingue dopo. È lui stesso tuttavia a non credere che il suo prodotto incontrerà il favore solo di astemi, ma piuttosto di bevitori attenti che sappiano alternare soluzioni diverse.
Il posizionamento è decisamente in fascia premium, con un costo a scaffale di oltre 30 euro. La brand identity studiata da Industry e Oscar Olivas, in collaborazione con Copper e l’art direction di Marrufo, sposa in pieno questa linea. Tutto, dal packaging alle strategie pre-lancio, in puro buzz marketing, grida esclusività. Un richiamo emozionale che funziona sempre bene in questi casi.
Profilo sensoriale in breve
• Blanco: equilibrio tra dolcezza, note erbacee e acidità; ideale per Margarita e highball agrumati.
• Ámbar: corpo più pieno, richiami a agave cotta, caramello e vaniglia; adatta a twist su Old Fashioned e sipping.
La shelf life del prodotto è di circa due anni e una volta aperto va consumato entro un mese, previa conservazione in luogo fresco e asciutto. Questo rapido deterioramento delle proprietà organolettiche si deve ovviamente alla sua natura analcolica. Vietato refrigerare.
Come usarlo in miscelazione: 3 ricette “pronte menu”
- Margarita Zero
Almave Blanco 50 ml, succo di lime 25 ml, sciroppo d’agave 15 ml, sale per crusta. Shake e doppio strain su coppetta. Target: equilibrio dolce-acido, persistenza agave (0.0% ABV). - Paloma Reset
Almave Blanco 45 ml, pompelmo rosa fresco 60 ml, top soda; sale/grapefruit zest. Build su highball con ghiaccio. Rinfrescante, agrumato, citrino. - Ámbar Old Fashioned-Style
Almave Ámbar 60 ml, sciroppo d’agave 1 barspoon, 2 dash aromatic bitters analcolici; stir e servizio su rock grande, orange zest. Struttura e tostatura per il pubblico “sipping”.

Mindful drinking: perché interessa il mercato italiano
L’Italia consolida la curva no/low spinta dal consumo consapevole e dalla richiesta di esperienze di qualità anche a zero gradi. Almave intercetta la domanda di sapore agave “oltre la gradazione”, con un partner distributivo capace di scalare nel canale Ho.Re.Ca. I rapporti, come quello annuale Istat, confermano una tendenza costante al bere alcolico (solo in modo più occasionale rispetto al passato) e al binge drinking nei giovanissimi, ma resta il nodo centrale: per molti giovani bere non è più la ricerca della sbornia a tutti i costi, ma uno status symbol e un collante sociale a cui oggi si chiede molto di più.
La generazione sobria è in gran parte un mito statistico. Il target si è fatto più raffinato, non respingente. Quindi il pubblico primario di questa quota di mercato resta assolutamente chi beve, ma cerca esperienze varie e alternative, instagrammabili. Se infatti si può alternare alcol e no, come nel zebra striping, ben venga.
Per non allontanarsi troppo dal mercato di casa nostra poi, bisogna considerare che il marchio ha già un’ulteriore sorpresa in arrivo. Ha di recente introdotto Humo, un’espressione affumicata ispirata al mondo mezcal e per ora riservata alle vetrine maggiori: USA, Messico e UK. Considerando tuttavia la crescente popolarità di questi prodotti anche da noi, non è difficile ipotizzare uno sbarco entro l’anno prossimo.
Domande frequenti (FAQ)
Almave è tequila?
No. È un distillato analcolico di agave blu: condivide materia prima e territorio, ma non effettua fermentazione alcolica e non rientra nella denominazione “tequila”.
Chi distribuisce Almave in Italia?
Pernod Ricard Italia ha l’esclusiva nazionale.
Quali referenze di Almave sono disponibili?
Blanco (per miscelazione) e Ámbar (anche da sorseggio). In futuro potrebbe arrivare Humo, lanciata all’estero.
Quanto costa Almave e dove si trova?
Al momento le comunicazioni ufficiali italiane non riportano un prezzo al pubblico univoco. Tuttavia sullo shop ufficiale entrambi i prodotti sono venduti a circa 30 euro.
Con cosa si abbina Almave?
Cucina messicana contemporanea, crudi di mare agrumati, tacos di pesce, ceviche, ma anche proposta vegetale con salse verdi e note affumicate: l’agave rimane protagonista e regge acidità e sapidità (linee guida coerenti col profilo aromatico dichiarato).








